Vedi mamma,
io non voglio che tu pianga. Anzi, scusa, piangi molto se questo serve a farti star meglio, se con me finalmente ti senti libera di essere triste o incazzata. Piangi e impreca e manda tutto a farsi fottere, ma non venirmi a dire che piangi perchè nel crescermi hai sbagliato così tanto.
Dove hai sbagliato, mami?
Nei giorni della mia adolescenza opposta e brada avrei dato una mano perchè tu me lo dicessi.
"Figlia mia, sei tutto quellio che ho!", e lo avresti detto in lacrime, e io ti avrei sollevata da ogni colpa con sorriso benevolo. Ti odiavo, dal tanto amare.
Avevo quindici anni, e a quell'età credi. Di conoscere, di dover raggiungere qualcosa, che la felicità sia un diritto acquisito per nascita, e immagini il tuo pensiero, giusto e probo, qualcosa di universalmente buono.
Adesso mi piaci moltissimo. Tutta, come sei.
Ti ricordi quanto ero dura? E spavalda, e zuccona, e linguacciuta. Ti ricordi che non sentivo ragioni?
Minigonna a gennaio e stivaloni a luglio. Ma ridevo sempre.
Tre in chimica, due in matematica. Ma dieci in italiano.
Dicevo "vaffanculo" e "non rompermi le palle". Ma ti baciavo tutta.
Sì, sei stata proprio brava con me. Hai fatto quel che potevano le tue braccia, quel che reggeva il tuo cuore. E volevi anche amare, danzare, sognare: eri così bambina e bella.
Cos'è uno sbaglio? La strada che sappiamo, l'unica che vediamo. In quel momento, in quella stagione, in quel luogo. Perchè allora chiamarlo sbaglio, errore? E' vita, e basta.
Guardami adesso. Ti sembro venuta così male? Guardami. Mi hai dipinta tu.





