domenica 8 luglio 2018

Le verità

Da qualche anno, ossia da quando ho iniziato a tastare la mia consistenza, ho cambiato il mio modo di accostarmi all'altro. Sono decisamente più cauta, più protettiva, più consapevole che l'essere umano mostra quel che riesce a mostrare ed è - tendenzialmete - menzognero. Meno coscienza di sè e più bugie, questo sinteticamente è l'assunto. 
Ora per bugie io intendo tutto quel cumulo di fulgide parole, fasulle convinzioni, narrazioni inesatte, idee artificiose che esprimiamo, esibiamo o semplicemente ci sussuriamo, per salvaguardare la nostra immagine, cioè l'immagine di noi che abbiamo faticosamente costruito nel tempo e che desideriamo entri in gioco nella relazione con l'altro.
Faccio un esempio. Un uomo che ha dovuto lottare per raggiungere una certa posizione, ama raccontarsi che si è costruito da solo. Fa di questo una bandiera e tende a dimenticare (la nostra mente seleziona i ricordi e i fatti con grande perizia) tutti gli episodi che non avvallano la sua tesi o che sbiadiscono la sua luminosa immagine.
Sia chiaro, questa è un'operazione che tutti mettiamo in atto e che per certi versi può risultare salvifica. Basti pensare a chi vive grossi traumi e decide di non affrontarli/rielaborarli, ma riesce comunque a vivere, a trovare un suo equilibrio.
Quindi non giudico in malo modo la menzogna che preserva l'identità (seppure fallace), perchè non è un atto cosciente. Eppure resta il fatto.
Ecco, io per dirne una, ho passato anni e anni a raccontarmi un'adolescenza brada e ribelle, che peraltro c'è stata tutta. Ma ho sempre omesso, a me stessa e nel racconto che ne facevo, che quello spirito indomito e racalcitrante andava di parti passo con un totale smarrimento, con una vertigine continua, con un dolore tanto assordante da zittire ogni altra voce. Mi piaceva di più la ragazzetta sveglia e impavida, capace di fronteggiare con audacia qualsiasi adulto, mi pareva più vincente e socialmente accettabile. Ma non era vera.
Spesso smonto i miei altarini - ne costruisco a iosa - e non è mai piacevole vedere davvero le cose come stanno.
Così adesso mi approssimo all'altro con stupore e meraviglia immutati, ma non posso evitare di chiedermi quale verità racconta, quanto di sè è riuscito a svelare e quanto riesce a mostrarmi.
Diciamo che tengo un certo margine. Sono sempre io, quella che nelle relazioni si tuffa di testa, ma  indosso il paracadute, ecco. Mi dò tempo, dò tempo all'altro, lascio che le cose prendano forma, provo capire se le nostre verità - e le nostre omissioni - sapranno prendersi per mano e saltar giù assieme.

44 commenti:

  1. Credo sia tipico della natura umana

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    1. Lo è, ma forse non sempre mettiamo la giusta dose di impegno per scoprirci veramente (per scoprirci a noi stessi, prima di tutto).

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    2. ecco, lo hai scritto, è impegnativo. perchè significa smettere di dare la colpa agli altri, al destino cinico e baro, al bilderberg, ai rettiliani. ci piace pensare a noi stessi come creature perfette, eroiche, coraggiose, lineari e che se proprio hanno avuto deviazioni di percorso lo devono a tutti tranne che a se stesso. io sto scrivendo questo commento alle 10.18, in orario lavorativo e al lavoro sono. sto abusando del pc aziendale, sto rubando soldi alla mia azienda e via discorrendo. ma la realtà non è nè questa nè un'altra. non sono un lavativo e non sono un eroe quando esco come ieri sera un'ora dopo l'orario sindacale. ma del lavoro, in genere dico, che cosa racconto e che percezione hai di me nel momento cui ti accorgi che ho scritto questo commento, come dicevo sopra, in orario di lavoro?

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    3. Intanto lo dichiari, quindi leggo facilmente.
      Comunque é ovvio che le iniezioni/menzogne che ci raccontiamo vanno viste nel contesto, dove é possibile. Di te so anche molte altre cose, che mi portano a guardarti globalmente.
      Ecco, hai centrato perfettamente quando citi le persone che imputano insuccessi e svarioni a tutti/tutto fuorché a se stessi. Se la raccontano, e di conseguenza la raccontano.

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    4. ho chiuso con diversi blogger, anche di tua conoscenza, per questo motivo.

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  2. Ha ragione Francesco, è tipico della natura umana.
    Ci si può fare una colpa di qualcosa di così naturale ed innato? io penso di no, non del tutto quantomeno.

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    1. No, assolutamente mai una colpa. Siamo nati fallibili - e meno male -.
      Dico solo che volendo, ma si deve volerlo fortemente, capire chi siamo è un gran bel viaggio.

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  3. E' nella natura umana fare la cacca. Poi si impara a non farla dappertutto.

    Questo post impiega un milione di parole per dire che la gente si misura dalle azioni, da quello che fa e non dalle parole, da quello che dice.

    Questo perché da bambini una delle prime cose che si imparano è MENTIRE, vedi caso classico del bimbo con la faccia coperta di cioccolata "hai mangiato la cioccolata" - "no, non sono stato io".

    Di seguito, siccome gli adulti dovrebbero essere capaci di SCEGLIERE, di determinare la proprie azioni e quindi essere chiamati a risponderne (v. responsabilità), si sceglie anche se essere più o meno COERENTI.

    Ergo, l'incoerenza è nella natura umana? No, è una scelta. Gli antichi usavano la parola "virtù", cioè la forza dell'uomo. La forza che consiste nel fare le scelte sapendo che c'è un prezzo da pagare.

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    1. C'è l'inconscio, di cui non tieni conto.
      Parlo per me. Ho scoperto a venticinque anni una certa azione subita in età infantile. Avevo totalmente cancellato l'episodio, per proteggermi.
      Non sto qui a dire quali balle la mia mente si fosse raccontata in merito a quella persona, alla situazione, a me stessa.
      Questo per dirti che il nostro istinto conservativo può spingerci a mentire ANCHE riguardo a qualcosa di cui non siamo affatto coscienti.
      Le scelte di cui parli, possono riferirsi solo ad atti di cui si ha consapevolezza.

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    2. Si vede che non mi spiego.

      Ho scritto sopra che la gente si misura dalle azioni non da quello che dice.

      Non voglio entrare nella faccenda dell'inconscio ma osservo banalmente che le uniche azioni di cui puoi non essere consapevole sono quelle AUTOMATICHE o INVOLONTARIE e queste sono per definizione gesti elementari.

      Un bimbo che apre l'armadio, tira fuori il barattolo dei biscotti, ne mangia venti spalandoseli sulla faccia, è perfettamente consapevole e mente consapevolmente perché cerca di aggirare con astuzia il divieto, è un piccolo Ulisse col suo piccolo Cavallino di Troia. Tu non sorridi al tentativo perché c'è l'inconscio ma perché è il segno che il bimbo si sta dotando degli strumenti UMANI per affrontare la vita, di cui il progetto, l'astuzia, l'inganno, sono parte preponderante.

      Se poi parliamo di adulti, la logica vuole che se sei inconsapevole delle tue azioni sei incapace di intendere e volere e quindi non sei responsabile di quello che fai (che ancora, non è quello che dici).

      La ragione è la stessa del bimbo, un conto è una reazione automatica, un altro conto è una azione che deve essere pianificata, che prevede delle fasi intermedie, una conclusione. E' abbastanza difficile dire "signor giudice ho rubato la bicicletta aprendo la catena con una fresa che casualmente portavo in tasca e poi l'ho portata dal Patata che me l'ha comprata per 50 euro perché me l'ha suggerito l'inconscio".

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    3. Riguardo il mentire, anche li secondo me non ci capiamo. Se noi dovessimo conoscere il mondo solo sulla base della descrizione che ce ne fa una certa persona o dieci persone o cento persone, sarebbe un problema serio. Per fortuna ce ne possiamo anche fregare di quello che la gente dice e andare a verificare i fatti.

      Nell'esempio di cui sopra io non chiedo al bimbo "hai mangiato la cioccolata?" ma affermo "hai mangiato la cioccolata!" perché ce l'ha sulla faccia.

      Venendo al tuo caso, a me per esempio non interessa niente del racconto della tua infanzia. Invece mi interessa se stai pedalando sulla mia bicicletta dopo avere segato la catena. E' chiaro l'esempio? Una persona che ti "conosce" non conosce i tuoi racconti, conosce quello che fai, come agisci.

      Certo, se c'è una distanza apprezzabile tra quello che racconti e le cose che fai, torniamo al caso dell'incapacità di intendere e di volere, tipo "io sono Napoleone imperatore di Francia".

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    4. Se non vuoi "entrare nella faccenda dell'inconscio", abbiamo chiuso lo scambio. Se uno scambio abbiamo mai avuto, in assoluto.
      Perché il mio post parla proprio del ruolo e della potenza dell'inconscio nel nostro raccontarci (a noi stessi e al mondo).
      Come dici tu, si vede che non mi spiego.

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    5. Si, una volta c'era lo spirito, l'angelo, il diavolo e invece dello psicanalista che ti tirava fuori il trauma infantile e il conflitto edipico andavi dal sacerdote di turno che bruciava qualcosa sul fuoco e magari guardava le viscere di qualche animale.

      Non cambia niente. Quello che dici (non tu, chiunque) è irrilevante e quello che fai o ne sei responsabile e quindi hai la piena cittadinanza, oppure non sei responsabile e quindi hai bisogno di tutela.

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    6. Nota che in tutta la tua esistenza la tappa fondamentale, che ti introduce alla vita, è esattamente quella che ho detto, ovvero quando vieni considerata capace di determinare le tue azioni. Quando sottoscrivi un mutuo nessuno ti chiede del tuo inconscio.

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  4. Quest'anno scolastico mi sono innamorata di Pirandello. E ragionando ragionando, pensando pensando, pentendomi pentendomi, sono in ballo a quella che chiamerei Trappola Pirandelliana.
    Io, in bilico tra due vite: nessuna fallace, nessuna vera. Non riesco a rinunciare né all'una né all'altra; ho bisogno di entrambe. E a volte ho il senso di viscido su di me; è un'emozione che non posso spiegare altrimenti.
    Vedere in te un cambiamento mi rilassa un po': continua seguendo te stessa e sii sempre ciò che vorresti essere.
    Ti mando un saluto:)

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    1. Sei molto bella, ti ho letta un po' a casa tua.
      Anch'io alla tua età mi innamorai di Pirandello :)
      Comunque, per inciso, sappi che hai mooooolto tewmpo per decidere chi sei.

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  5. Così adesso mi approssimo all'altro con stupore e meraviglia immutati, ma non posso evitare di chiedermi quale verità racconta, quanto di sè è riuscito a svelare e quanto riesce a mostrarmi.

    In realtà, quando io conosco qualcuno di persona per la prima volta, dico solo alcune cose, quelle che possono essere "di pubblico dominio", e le più personali, sensibili, spesso le ometto, perché, tra le altre cose, penso "Ma ha senso dire queste cose? A uno che ho appena conosciuto? E gli interessano? O le dico per me?"

    A volte è capitata una particolare sintonia e mi sono sbottonata di più. Ma, appunto, dipende. Da chi ho davanti, dalla situazione, da quanto sento. Tendo a prendere le cose che mi si dice come "vere", dato che io, se dico, dico il "vero", semmai, non dico. Ma non dico cose false, inventate. Non ne sono capace.

    Ma, come sottolinei, quello che viene detto, corrisponde al "vero" in toto? O omettiamo particolari anche a noi stessi?

    Un tempo, quando ero più piccola, io ricordavo tutto, ma proprio tutto. E ricordavo, per esempio, che altre persone dimenticavano. Mi pareva impossibile che tre settimane prima (per dire) avessero affermato "bianco" e, poi, affermavano "nero" e "non ho mai detto bianco!!!". Io pensavo: "Ma come possono avere dimenticato? Io sono certa! Io ricordo quello che dico, ricordo tutto! Come possono affermare certe cose?! Mentono spudoratamente!!!"
    E ti assicuro che questa cosa mi ha sempre dato un fastidio fisico.

    Ora, che sono più vecchia (molto più vecchia) so che anche io dimentico. Non le cose che dico, ma le cose che succedono e che, alla fine, non ritengo importanti (o almeno spero il motivo sia questo... potrebbe essere che ho qualche malattia neurologica incipiente...)
    Mia figlia viene fuori con "Ti ricordi quando ..." e io, francamente, non ricordo. Sono sicura che lei ricorda bene, non si inventa. Adesso, a non ricordare sono io.

    Mi piacerebbe davvero approfondire i meccanismi della mente umana, sia l'aspetto biofisico (che è essenziale, è la base... quando ci sono alterazioni allora si vede la deviazione dalla regola) sia l'aspetto più complesso, a livello di coscienza e subconscio. Non ne so abbastanza.

    La cosa affascinantissima è, per me, proprio riuscire a indovinare, a cogliere l'essenza, a "predire" un comportamento, da un set di dati incompleti e forse fuorvianti (parole dette, gesti, tono, sguardi, scelta delle parole)... ma al momento ho un sacco di cose da fare, e non ho davvero tempo... se non durante i viaggi, quando "assorbo".

    Scusa, ho scritto tantissimo, e anche un po' fuori tema, ma io adoro, letteralmente, qualsiasi cosa connessa con il funzionamento della mente umana...

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    1. A chi lo dici!!!!
      Per lavoro, ma anche in una fase dura della mia vita, ho incontrato tante persone in grande difficoltà. Quel dolore condizionava tutto, anche il modo (distorto) di cogliere le cose.
      Per spostare il punto di vista, per mettere occhiali diversi, occorre un lavoro infinito.

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  6. Quando riusciamo ad essere consapevoli di certe nostre scelte - anche fondamentali - determinate da dettagli che spesso non vorremmo raccontarci, ma sono proprio questi a determinarle, ecco, allora stiamo mille passi avanti. Possiamo guardare in faccia le nostre debolezze, quelle che non ci fanno ottenere tutto quello che desidereremmo ardentemente, ma con le quali riuscire serenamente a convivere, senza ammazzarci di pippe mentali sui perché e sui percome.
    Alla faccia di miliardi di analisti.

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    1. E' davvero così, questo intendevo dire.
      Le debolezze abbracciate e via, più onesti.

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  7. Gioia, avevo scritto tante di quelle cose, ma poi ho lasciato perdere e cancellato.
    Da tempo ho smesso con le "bugie" atte a salvare l'immagine che di me vorrei avessero gli altri. Perché di sicuro fa piacere essere visti nella cornice migliore. Ragionamento che ci può anche stare.
    Io me ne frego.
    Se tu mi conoscessi dal vivo, vedresti bene che la persona che leggi è esattamente quello che hai di fronte. Non metto filtri.
    Cosa che non si può dire di tantissima altra gente in circolazione. Nella vita come sul web.
    Poi, posso anche comprendere che si tenda a dare di sé l'immagine "splendida". Quella di successo, luccicosa.
    A volte succede, come dici tu, per nascondere un trauma che ci ha fatto male e che, in un certo senso, ci ha cambiato profondamente. La menzogna a quel punto può essere salvifica, può trascinarci fuori dal baratro. Verissimo.
    Molto più spesso invece, siamo più interessati all'immagine che alla sostanza.
    E questo è, il male del nostro tempo.
    Io resto ai margini, da tempo convivo con me stessa in maniera chiara e consapevole. abbracciando tutte le mie debolezze e mostrandole al mondo.
    Pace con me. Quello che conta.

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    1. Aggiungo che ho pensato di condividere questo tuo post da me.
      Spero non ti dispiaccia.
      Ti abbraccio.

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    2. Ma mille volte mille conta che io davanti allo specchio possa sorridermi!
      Sottoscrivo ❤

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  8. Arrivo dal blog di Mariella. Mi permetto di dirti che l’argomento che tratti in questo post è davvero interessante. Personalmente ho sempre preferito la verità (per verità intendo esprimere con semplicità persino le emozioni che si vivono) con me stessa e naturalmente con gli altri. Essere fino in fondo ciò che si è fa bene a sè stessi e a chi ci sta attorno. Buona serata.
    sinforosa

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    1. Certo...bisogna riuscirci e riuscirci profondamente... ;)

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  9. Un argomento troppo complesso, per me, almeno in questo periodo. Credo che mentire, fingersi, sia una gran fatica, per qualcuno è l'unico modo di rapportarsi con il prossimo.

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    1. L'unico per chi è in trappola...
      Grazie del passaggio Sara :)

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  10. Il mio mentire è rappresentato dal silenzio, volendo guardare. Resto zitta perché non sono capace di "vendermi" per piacere agli altri (o a me stessa) e, così facendo, è un po' come se mentissi perché lascio che chi si rapporta con me veda/pensi/immagini un po' quello che vuole. Il più delle volte ne escono cose spiacevoli.
    Conosco una persona, però, che fa largo uso del mentire inconscio, se così vogliamo chiamarlo. Non si accorge di plasmarsi a seconda delle situazioni e delle persone. A volte lo invidio, un po'. Tutti lo trovano sempre simpatico/brillante/estroverso. Però, io che gli sono vicino quasi sempre, vedo le sue menzogne, ormai. Vedo quando finge di ascoltare, per esempio. O quando esprime un'opinione non sua, per non entrare in conflitto con nessuno. Quando ride fintamente. E allora lì, in quei momenti, non lo invidio più. Preferisco i miei silenzi.

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    1. Ecco, quello che descrivi è il più difficile e inaffrontabile dei soggetti. Per me.
      Passerei il tempo a chiedermi dove inizia la sua verità.

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  11. Scusami Gioia ma non ricordo di essere passato già da te, qualche volta. Provengo dal blog di Mariella. Ho letto, ho capito, ho ponderato se aggiungere un parere oppure no, poi ho letto il commento di Mariella e mi sono deciso.
    Capisco quel che dici, ma non lo condivido più.
    Credo ci sia stato nel corso della mia vita il momento in cui ho volutamente coperto di fumo una parete scomoda perché non si vedesse. È successo tanti anni fà, ma è successo, sono umano anche io.
    Ma adesso, da molto tempo me ne strafrego di come possa giudicarmi la gente. Sbatto per cui in faccia a tutti le mie debolezze come se fossero straforze, e lo sono in questo senso e chi vuol Cristo se lo preghi in Chiesa.
    Penso che questa sia arroganza; penso che questa sia superbia. Che sia. Come detto, me ne strafotto.
    E dopo questa tirata, sono certo che arriccerai il nasino tirando dritta schifata.
    Pazienza. Anche io ho imparato dove defecare, ma qualche volta smerdarlo sto mondo fa così un bene, ma così un bene che non ne posso fare a meno.

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    1. Rido.
      Credimi, niente al mondo più potrebbe farmi "arricciare il nasino"... :))
      Sono fatta anche di parti spesse e dure, adesso. E grazie per la schiettezza.
      Mentre leggo alcuni commenti, temo davvero di essermi spiegata male. Tristemente, nessuno è davvero esente da piccole omissioni e lievi bugie riguardo alla propria storia, alla propria sostanza.
      Diventare più consapevoli di quel che siamo, accogliere limiti e talenti, può renderci quasi onesti (e dico in primo luogo nei confronti di noi stessi!!!).
      Il problema non è la preoccupazione dell'altrui giudizio, perchè il livello è un altro: preoccuparsi è un atto cosciente.
      Ti faccio un altro esempio. Una donna si è dipinta al mondo come esempio di morigeratezza, attaccamento alla famiglia e purezza di spirito. Metti che lo abbia fatto spinta da qualche istanza infantile, magari per gratificare un padre molto amato che la indirizzava in tal senso...quindi il richiamo a indossare quell'abito è molto profondo e ancestrale. Capisci che se mai quella donna dovesse provare un'attrazione folle per un uomo che non sia il marito, farebbe di tutto per fuggire, evitare, rimanere in quei panni rassicuranti che le permettono una buona e riconosciuta identificazione sociale...negando il sentimento a se stessa, prima di tutto!
      Per questo ho parlato di bugie che ci preservano.
      Dire "io sono quello che sono, se gli altri mi accettano bene altrimenti ciccia", è meraviglioso, perfetto. Ma è di chi ha fatto un cammino riguardo a sè, che ha fatto pace coi suoi limiti.
      E rimango dell'idea, che comunque qualcosa, di recondito e inconscio resta...

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    2. E rido anche io.
      È probabile che si stia camminando sui binari del treno da Basel a Stoccarda e che non ci si incontri nemmeno a Karlsruhe, tu di là io di qua.
      Credo di aver detto che "capivo" il tuo punto di osservazione ed il tuo ragionamento ma NON lo "condividevo più".
      Cioè una volta l'ho condiviso adesso non più.
      Per quel che riguarda il prossimo perché chi se ne frega, e per quel che riguarda me stesso non me ne può fregare meno.
      Voglio dire: raccontare balle (di questo si tratta) per acquistare autostima è segno di poca intelligenza: mi stimo COME SONO brutto e cattivo perchè QUELLO sono io, non ne voglio uno diverso, mi piaccio così, brutto bello schifoso sublime.
      Se mi cambiassi ai miei occhi sarebbe faticoso e inutile: sempre lo stesso Stick Scheisse bin.
      Ho usato un po' più di turpiloquio perché tu -come soavemente riveli- non arricci il nasino.
      Tschüss e stammo sempre fresca e pimpante.

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    3. Lasciamo allora stare condividere o non condividere.
      La domanda che ti faccio è: non ritieni che ci siano situazioni in cui l'inconscio ci guida in modo a noi piuttosto criptico e sulle quali abbiamo un controllo relativo?
      O tu ne sei esente?
      Non sono affatto polemica eh, non lo ero neanche quando ridevo...

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    4. Nessuno è esente, già.

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    5. Si potrebbe rispondere in cento modi, credo. Ma io posso risponderti a mio modo, l'unico che credo mi appartenga.
      Se è inconscio non me ne accorgo. Se non me ne accorgo nemmeno reagisco.
      Non credere però che io sia l'idiota del paese che cammina seguendo il proprio naso e cercando di scansare la sua ombra. Sono perfettamente cosciente di come sono e di come siamo tutti, solo che io cerco di non lasciarmi troppo contaminare dai miasmi in cui viviamo, non al punto da pormi problemi esistenziali che potrebbero trascinarmi in polemiche inutili e abominevoli. Come vedi mi sono infilato dentro questa a testa bassa perché ho dato retta ad un mio istinto.
      Tanti anni fa, per mille ragioni, ma sopratutto per tre -la solitudine; una grossolana incomprensione con Anna Maria che appunto non voleva seguirmi in Germany; un incontro fulminante con una gran donna- iniziai una relazione ridendo e scherzando.
      Non mi resi conto di DOVE mi stavo trascinando.
      Una notte sognai AM che mi osservava in silenzio ed i miei bambini che mi oservavano con occhi sgranati. Di colpo avevo capito tutto.
      Quello stesso giorno avevo preso la mia decisione e m andai a prendere in Italia la mia gente. Lasciavo una donna eccezionale che mi avrebbe aperto tutte le strade che volevo, che mi attirava tremendamente.
      Ma io amavo AM, e me ne ero reso conto con quel sogno.
      Coscienza e incoscienza, Gioia.
      Non ne sono esente, ma so come reagire.
      Grazie per aver perso del tempo ad ascoltarmi.

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    6. Una bella storia.
      Grazie a te Vincenzo, per aver perso tempo a scrivere...

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  12. Siamo fatti tutti di verità e menzogna, di autoritratti redatti a tavolino e di dolorosi smarrimenti identitari , ma l'importante è che lo spirito profondo che ci anima, (che deve essere e rimanere realista, perché serve anche come auto-tutela) sia uno spirito di disponibilità coraggiosa ma lucida e mai uno "spirito di guerra a prescindere", indirizzato contro chiunque e contro il mondo tutto.
    Misurarsi con le proprie fragilità, con le piccole menzogne, fa parte della vita, non è un atteggiamento criminale, no se ci muoviamo senza farci ispirare da pregiudizi negativi, da eccessi di protagonismo, da deliri di superiorità.
    La prudenza è necessaria, il malanimo è gratuito e può uccidere, prima o poi, anche chi lo cova dentro.

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    1. Certo.
      Io credo di amarmi di più e di amare di più e meglio l'Altro, da quando mi è più chiaro questo. Assolutamente nessun malanimo o guerriglia, è il contrario.
      Raccogliere l'Altro e i suoi limiti, evita idealizzazioni e aspettative: mette esattamente sul piano di realtà di cui parli giustamente tu.
      Mi piaci, ti piaccio e così ti piacciono le mie debolezze. Una sorta di indulgenza.

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    2. Non proprio,permettimi, carissima.
      Posso convenire sul fatto che io e te ci troviamo su molti aspetti di affinità, che c'è un'empatia ricorrente,ma non parlerei di indulgenza, perché nell'indulgenza c'è sempre una quota di "sottovalutazione", un certo "tirar via", un pizzico di superficialità e, talvolta, una spolverata di indifferenza:beh, niente di tutto questo.
      Io ho voluto descrivere la nostra (tua, mia e di quasi tutti) comune traccia contraddittoria, che ci fa ondeggiare tra verità e bugie, tra comprensione e rivolta. Ne siamo tutti segnati, ma, aggiungo io, per fortuna lo siamo: ti immagini ad aver a che fare con dei Totem di onnipotenza e perfezione?
      Non che ne manchino di invasati/e alla ricerca del palcoscenico osceno (gioco di parole voluto, volutissimo), ma per quelli ci sono le pernacchie dell'avanspettacolo...o no?
      p.s.: ti scrivo più tardil,senza pubblicare nulla, ok?
      Baci

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    3. Ok ;)
      Forse la parola indulgenza aveva a che fare, nel mio pensiero, con una carezza. Mi faccio una carezza, mi perdono.
      Io ho potuto solo perdonarmi, per smettere di raccontarmi una ragazza e una donna, più brava, più degna.

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    4. "mi piaci, ti piaccio" non si riferiva a te, era generico...

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    5. Ok, solo piccole precisazioni interpretative, le mie e le tue.
      A dopo
      😉

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  13. Ciao Gioia, arrivo dopo aver letto il post di Mariella che rimanda a questo tuo.
    Ho commentato da lei e dato che non saprei esprimermi con parole diverse da quelle che ho usato già mi permetto di copiare e incollare qui il mio pensiero, pur se un pò lunghetto:
    - E' difficile esprimere concetti che non siano già stati espressi per sviscerare la questione.
    Io ora mi sento di dire questo, come apporto alla discussione: quando mi guardo intorno mi rendo conto che in molti (non voglio dire tutti, perchè non mi piace fare di tutta l'erba un fascio) desiderano essere approvati dagli altri ed essere "giusti" e "in". E per farlo ricorrono a piccole o grandi menzogne dette con più o meno coscienza.
    Diciamo che ci sta pure che sia così, in minima parte però: perchè umanamente io capisco che possa capitare di sentirsi fragili se non si è accettati e se si è guardati come chi non fa parte del gruppo o non è al passo con le tendenze e non è esente da difetti. Ma da qui a mostrarsi diversi da come si è di sana pianta ce ne passa ed è come sempre l'eccesso ad essere deprecabile.
    Io, come ho detto a te in qualche occasione passata e anche di recente proprio nei commenti all'ultimo post da me sulla gentilezza, ho un pregio che rischia di diventare un difetto, nel senso che non mi riesce di smettere di credere nelle persone, di fare il primo passo, di essere disponibile e spontanea... e questo non mi ha portato solo gioie, ma anche delle delusioni, però non sono cambiata molto in tanti anni ormai di vita (vado per i 45!). E neppure va bene, perchè il processo di maturità deve andare avanti e io mi rendo conto che su certi aspetti sono indietro ancora un pò...
    Su qualcosa sto lavorando però, devo dirlo, da un pò di tempo a questa parte: non pretendo di asserire che io sia ora o sia stata in passato DEL TUTTO immune dal cadere nella tentazione di mostrare di me quello che più potesse andare bene e l’ho fatto tenendo per me qualche cosa, qualche sfumatura, qualche debolezza, ma mai mentendo o inventando magari una facciata diversa da come io sono in realtà.
    Certo, anche "non dire" qualcosa di sè può avere valenza negativa. Non è vera menzogna ma non è verità pura, quindi. Ed è proprio questo che ho capito col tempo e che sto cercando di evitare di fare. Nella vita reale innanzitutto, ma anche nel mio spazio virtuale che è qualcosa a cui tengo molto. -

    Grazie per aver stimolato tante riflessioni, Gioia.
    Un caro saluto!

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  14. arrivo qui grazie a Mariella, intanto complimenti per il post. Che dire a me è capitato di non essere da nessuna parte per un bel po' di anni, di non essere me stesso per un po' di anni e continuavo a non dirmelo, a mentire. Poi un giorno lo specchio ha parlato e sono andato oltre.
    A presto

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La vita è così, stupisce

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