
Posseggo poco, quel che bisogna
ma nel mio regno si ride e si sogna.
Di tre cuscini sono padrona
fantasia floreale, in cima alla poltrona:
legifero che restino nella di me attesa
forma di culla, nicchia sospesa.
Mi proclamo ammiraglio della tazza celeste
nel tè al bergamotto affondo un biscotto.
Sorseggio, e decreto con voce tonante
"mia cara zolletta, squagliati all'istante!".
Il capo io sono di orecchini pendenti
calzini spaiati e fermagli lucenti:
li cambio di posto a mio piacimento
li accoppio, mi addobbo
maestosa mi sento.
Poi esco, vestita di niente.
Comando a bacchetta dei piedi le dita,
le piante, i talloni, la caviglia ardita.
E quando obbedienti si muovono a tempo
quando oscillo e danzo
esilio le scarpe:
il mio, è un esercito scalzo.
Quel che bisogna posseggo, ed è poco
ma non mi si rubi un pendente, un biscotto,
un minuto, un cuscino
una danza, un silenzio
o un solo calzino.











