domenica 15 gennaio 2017

Anticorpi

 
Sono stata un'adolescente assai brada.
Mamma lavorava anche di pomeriggio, eravamo sole, nessuno mi teneva sotto controllo. E io smaniavo.
Imbastivo poco realistiche sessioni di studio (considerati i pessimi risultati scolastici), incursioni in biblioteca, appuntamenti col papà o l'insegnante di piano e mamma preferiva credermi. 
Frequentavo brutte compagnie, ma brutte davvero, che adesso mi si rizzerebbero i capelli in testa se uno dei miei figli finisse a praticare certi ambienti, certi musi.
Volteggiavo sulle ali di un temibile mantra, che suonava come cogli l'attimo e rendeva lecite anche le azioni più turpi. Come vendere al banco dei pegni la spilla d'oro della bisnonna.
Cercavo di sbattere, di sbattere con forza. Più sonoro risultava l'impatto, più viva mi pareva d'essere.
Albergava però in me un istinto conservativo che prevaleva sul resto. Se accettavo un passaggio in auto, mi assicuravo che il conducente fosse abbastanza lucido da portarmi a casa intera. Misuravo le persone, i gesti, decidevo se fidarmi. Avevo naso, intuito.
Una parte di me sentiva che sarei passata indenne attraverso quegli anni. E pur stando in bilico, facevo sì che avvenisse, mi proteggevo.
Una sera, con un'amica all'uscita della discoteca, mi ero imbattuta in un gruppo di ragazzi grandi, tutti maschi, tutti ubriachi. Mi ero sottratta ai tentativi di palpeggiamento scansandoli e urlando loro in faccia, come si dovrebbe fare con un orso sul cammino. Avevo quindici anni, loro erano tanti e forti, ma (del tutto incoscientemente) non avevo paura. Scocciati, rabbiosi, se n'erano andati.
L'altra sera prima di dormire, mi chiedevo se questi nostri figli così amati e protetti e fragili, sanno. Se abbiamo dato loro modo di osservare, soppesare e trovare strategie. Se conoscono le loro debolezze, le loro risorse. Se là fuori potranno stringersi ed allargarsi, spostarsi o far fronte.
Mi fa paura, questa loro nudità.

28 commenti:

  1. oh !!! con una fedina penale del genere, quei figli che vorremmo perennemente nell'ovatta, non ha molto senso, nemmeno esporli alla rupe, tuttavia dargli le armi per combattere, quello si, che poi sulle situazioni devono.. come dire? sbatterci il muso.

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    1. Sono d'accordo Pier...ma se uno ha il coltello e lo utilizza per tagliare il salame...:(

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  2. Anche io non ero sotto stretta osservazione (anche mia madre lavorava anche il pomeriggio, mio padre era mancato da poco e mio fratello studiava lontano) ma, forse per il mio carattere poco propenso al rischio, me ne stavo ben lontana da situazioni che potessero dare preoccupazione. Diciamo che non ho mai dato alcun pensiero a mia madre... almeno allora. Di pensieri gliene do da che mi sono sposata, ma per motivi che poco hanno a che fare la mia condotta di vita, diciamo che forse mia madre è troppo apprensiva e non ha mai accettato che io me ne sia andata lontano.

    Non so se io sto preparando bene i miei figli. Cerco di fare il meglio e di tenerli lontani da cose che li potrebbero spezzare (forse). Non so proprio se questa sia la cosa giusta... si vedrà. Tanto, però, credo vada a fortuna. Spero solo che sì, sappiano reagire nella maniera giusta, ma anche che certe cose non arrivino a toccarli.

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    1. É chiaro che, come dice Pier, non si può esporli deliberatamente al rischio. In quello incapperanno però prima o poi...

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  3. credo tutti noi, cresciuti più o meno attorno agli anni 70 dei sopravvissuti.
    allo stato brado, dici bene, pure se io l'avevo casalinga. ciao ma'... e quando me vedeva più.
    non so te, ma dalle mie parti (periferia romana) il margine tra lecito e illecito era davvero sottile. delinquere era quasi un gioco, vedevo moto fatte partire con l'incarto delle brooklyn usato come ponte tra due fusibili. per non parlare dello "spignere" il fumo.
    l'adrenalina ti faceva sentire vivo come non mai, per quanto la strizza era giusto un paio di millimetri sotto.
    a me quella strizza, dopo il superamento del limite, m'ha salvato.
    però non avrei saputo, e manco saprei oggi, fronteggiare il bullismo.
    e vedo nei miei ragazzi la stessa incapacità.
    non so come facessero i miei a vivere sapendoci in giro tutto il giorno. noi oggi siamo corrosi dal panico.
    chissà perché poi, visto che ste bolle di (forse falsa)
    protezione non l'abbiamo vissute...

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    1. manca un "siamo dei" prima di "sopravvissuti"...

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    2. Non sono false bolle...sono impenetrabili bolle. Mai si provano davvero col mondo, dalla scuola alle vacanze. Mamma e papà sono sempre lí a parare i colpi...un disastro...

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  4. La mela non cade lontano dall'albero. I figli sono come i genitori li fanno. Generazioni di scemi fanno generazioni di più scemi.

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    1. Non credo di aver capito il commento Lorenzo. Nel senso che non colgo l'attinenza. Provo a risponderti random.
      Comportarsi da scemi non equivale ad essere scemi. Molti adolescenti parecchio dotati scelgono di praticare la cretineria. Poi magari, come nel mio caso, si dismettono gli abiti da cialtroni e si considera che non è così abominevole essere "bravi".
      I miei figli sono decisamente più limpidi e seri di come eravamo io o il padre alla loro età. Ci tengono a prendere buoni voti, si impegnano a scuola, sono educati e rispettosi.
      Quindi? Come calza il tuo teorema?

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    2. Il mio commento è la descrizione di un fenomeno, non un teorema. Dai paperi nascono i paperini, dai gatti i gattini. I figli sono l'immagine dei genitori, a dispetto di Edipo e Freud, o degli anni'70, non esiste discontinuità.

      Se vuoi aggiungo la descrizione di un altro fenomeno, riassunto nel detto "ogni scarrafone...". Le persone non sono buoni giudici ne di se stesse ne di quelli che hanno vicino, infatti quando trovano il morto in casa, la prima cosa che fanno i poliziotti è andare a vedere dove erano e cosa facevano i parenti e, in subordine, gli amici.

      Da questo si deriva che i tuoi figli sono come te e il padre e che comunque, nel bene e nel male, la tua opinione (su te stessa e su di loro) non conta.

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    3. Semplifico ulteriormente: questo è un argomento su cui converrebbe ridurre la letteratura al minimo, per evitare di essere smentiti dai fatti. Oppure, si può fare della letteratura che è solo un esercizio di stile.

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    4. Le mie non sono opinioni. Io sono stata catastrofica a scuola (finché non ho deciso di essere eccellente). Loro sono oggettivamente molto bravi a scuola. Parlo di numeri, non di vago sentire.
      E comunque Lorenzo, mi pare molto riduttivo e preistorico "tale padre tale figlio". Se ragionassi così, da insegnante, non concederei redenzioni. Invece così, nei fatti, non è.

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    5. Considerato che tra il 70% e l'80% degli Italiani è analfabeta funzionale, il concetto di "essere oggettivamente molto bravi a scuola" è relativo.

      Inoltre, i titoli accademici non escludono ne la follia ne la predisposizione al male, ne aumentano casomai il potenziale.


      La tua visione di "insegnante" non è quella del Padreterno, non sei tu che concedi la redenzione. Te fai un lavoro, come chi gira i bulloni o compila bilanci. Chi gira il bullone non sa dove sarà la macchina tra cinquant'anni, che strade avrà percorso. Chi compila i bilanci non sa cosa si dice nei consigli di amministrazione o quanto varrà una azione tra tre settimane.

      Se tu osservi le persone sull'arco della loro intera vita ti accorgi con una certa facilità che tale padre tale figlio. Non solo negli aspetti macroscopici ma anche nelle cose piccole, per esempio io vedo diversi manierismi di mio padre in mio fratello, che pure nei tratti somatici è completamente diverso.

      Poi certo, ognuno è responsabile delle proprie decisioni. Anche li però, giochi con le carte che hai in mano, quelle che ti hanno dato. Non te le scegli da te.

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    6. É tutto molto pretestuoso Lorenzo...e assai incartante. Se affermi che chi insegna può paragonarsi (e non parlo ovviamente di dignità) a chi gira bulloni, io credo di non aver proprio nulla da aggiungere.

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    7. Lorenzo se fosse come tu dici saremmo in vertiginosa picchiata verso lo sfacelo più totale e obnubilante...

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    8. > tu dici saremmo in vertiginosa picchiata verso lo sfacelo più totale e obnubilante...

      Beh...

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  5. ma sei tu quella della foto? ammazza che gnocca

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  6. Comprendo il panico di cui parli, pur non avendo figli.
    E' che oggi si conoscono di più "i precipizi", ne possiamo leggere e sentire ovunque, che siano giornali o altro. Prima era più difficile saperne "l'esatta profondità", dei precipizi intendo.
    Anch'io ho rischiato molto da adolescente, ma nel mio caso solo perché ero molto sorvegliata, davvero troppo. A me sono mancate tante cose sotto il profilo della libertà di esperienza, intendo anche quella sana, legittima, dovuta.
    Mi ha salvato un senso critico innato, lo stesso che mi faceva guardare a certi eccessi che avvenivano accanto a me con un misto di sentimenti, tra i quali c'era sì un po' di invidia, ma anche, magari in un secondo tempo, una dose di giudiziosa perplessità. L'aver avuto sempre presente come valore autonomo il desiderio di "non voler essere in un certo modo solo perché ora si fa così" mi ha sicuramente protetta dagli eccessi e dall'esposizione incauta ai pericoli, un'eventualità tutt'altro che rara per chi, come me, era costretta a rubare la libertà ogni giorno.

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    1. Eh si...assolutamente salvifica. Che poi, come dici tu, il rischio di essere provocatoria era molo alto...

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  7. Io son stata un'adolescente abbastanza brava (le cattive compagnie le ho frequentate da grande) pacata, obbedivo a mia madre che faceva da madre e da padre. Tentativi di ribellioni pochi e blandi. Certo qualche grattacapo, come ogni adolescente l'ho dato, ma quando davo grattacapi io li davo pesanti :P
    Tipo a 17 mi son detta son donna, mica ragazzina e scelsi l'uomo con cui mettermi (per i successivi 20 anni... a la stupidità adolescenziale)

    In compenso ho avuto una figlia che le cattive compagnie le ha frequentate intorno ai 13/14, ma del resto ha avuto un unizio adolescenza precoce.

    E' il periodo presumo in cui aggredire il mondo adulto fa parte del rito di iniziazione, il provarsi e mettersi alla prova nelle situazioni assurde fa parte del gioco dell'entrare a far parte del mondo degli adulti, che buoni non sono.

    Recidere quel cordone ombelicale con la madre è dovereso, non puoi scegliere se prima non ti allontani, la scelta è data da due variabili. Se hai un cordone ombelicale che ti lega, ne hai una sola.

    Ah ma che fatica... avere figlie femmine ;)
    (Ma che splendide creature poi diventano)

    Chissà forse i figli diventano l'esatto opposto delle madri?

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    1. In pratica psicomotoria si chiama distanziazione/separazione. Ossia, finché non metto una distanza da te non posso guardarti come "altro da me". Ecco perché allibisco quando i genitori si tengono i figli nel lettone in eterno...
      P.s. In verità, siam venute proprio bene :))

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    2. ehm... in eterno no...
      però quando s'avvicinano e mormorano: "coccole..."...
      ...
      ...
      ...
      ...
      eh 'gna faccio a farcela a caccialli...
      (a volte rispondo "caccole? ecco qua!" e m'infilo le dita nel naso. in un paio d'occasioni ha funzionato)

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  8. Non ho figli. Probabilmente questo mi preserva dal guarire da una radicatissima sindrome di Peter Pan. E dal giudicare assolutamente veniale l'impegno di una qualsivoglia spilla in un banco dei pegni... ;)

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  9. E' un post interessante il tuo, che parte da un punto, da una tua storia personale che, tra l'altro, ci permette di scoprire di più di te, per poi andare a finire nelle tue preoccupazioni di madre, di genitore, in virtù di quello che ti è capitato e pensando a chi, magari proprio adesso, potrebbe vivere le stesse cose.
    Io ovviamente non essendo genitore non so capire a pieno quello che senti, ma penso di poterlo comprendere. E, con tutto che appunto, non ho esperienza diretta di questo, io penso che cercherei di parlare con questi ragazzi, chiaramente e serenamente, perchè magari a volte basta solo un approccio, una domanda... per rendere tutto molto più facile, per farli aprire e rivelare quello che sentono.

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  10. Comunque ci vorrebbero anche da anzianotti, gli anticorpi.

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La vita è così, stupisce

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