mercoledì 3 agosto 2016

Intera

Un tuffo a bomba nel mare gelato, che sali su in un attimo, con un guizzo di cosce, e spalanchi la bocca.
Praga questo è stata. 
La scelta di non bagnarmi nel flusso umano – auto in corsa, corpi, puzza  – mi faceva credere che non sarei più stata capace di confondermi fra altre facce, gambe, voci. Invece no, so ancora farlo e scopro che a dosi piccole mi procura un certo godimento.
Quel perdersi, divenire nessuno, che nel tempo del turbamento mi pareva doloroso e inaccettabile, ora si ammanta di interesse. Sono nessuno, nessuno, per qualche giorno non ho nome, titolo, ruolo, posizione. Una in mezzo a tanti, piedi fra i piedi. Razza umana.
Adesso, che ho fatto della mia pelle un confine, adesso che so essere una, posso farlo. 
Così mi è piaciuto stare nella piazza colma, e respirare tutte le vite e le storie che potevo tenere in  un fiato. Mi è piaciuto stringermi, lasciarmi sfiorare dai suoni, vuoti, accarezzare dagli odori, pieni. Che c’erano due donne anziane mano nella mano. Una sposa asiatica con l’ombrello bianco, in posa per la foto. Il suonatore di sitar, una pingue signora a caccia di Pokemon, quel ragazzo sulla metro, immobile, occhi da sterminatore del gulag.
E io ero lì, in ognuna di queste cose, a pezzi. Ma intera, come non mai.

12 commenti:

  1. Mai stato lì e non mi dispiacerebbe andarci

    Anche perché mi sovviene un bellissimo incontro con una bellissima slovacca nel 1992

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    1. Ma sai che credevo di incrociare donne bellissime? Invece no...pochi rari casi...

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  2. È per questo che si viaggia, credo.

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    1. Non tutti sai. Ognuno porta nel viaggio il suo personale concetto di scoperta, di esplorazione...

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  3. Bimba... che bello leggerti così!

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  4. A Praga ti devi perdere controcorrente, fuori percorso, dietro i campanili, tra i viottoli oscuri. Così arrivi anche a un cavaliere rovesciato che è il simbolo di chi visita Praga al contrario. Ovvero di chi si fa visitare da lei.

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    1. Vorrei comunque tornarci...magari d'inverno.

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  5. forse meno criptico ora.... ti ho risposto

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  6. > ho fatto della mia pelle un confine

    Ecco una poesia che mi piace:



    La mia pelle. Ancora
    non riesco a capire
    se finisco sulla pelle
    o se sulla pelle
    comincio
    Mi contiene
    la mia pelle mi protegge ma
    appena qualcosa la tocca io
    sono li sulla pelle
    a sentire
    Io sono dentro
    chi bacia la mia pelle bacia me
    Io sono fuori
    se la mia pelle si ferisce
    io sono ferito. Io sono dentro
    sono quello che non si vede
    Io sono fuori, sulla mia pelle
    vado incontro al mondo
    Nella mia pelle incontro te
    Nella tua pelle

    Giusi Quarenghi

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  7. quando ci si percepisce interi ci si può permettere il lusso di farsi a pezzi (di altri, di altro) senza temere di andare in frantumi.
    piaciuto.
    massimolegnani

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