martedì 16 agosto 2016

Di perdite, di certezze


Il mio incubo ricorrente non ha trama, non ha storia. E' una percezione, che scava non so dove, non so come, ma scava a sangue.
Uno sguardo riempie l'inquadratura. A chi appartenga è relativo, ma so con certezza che è per me di vitale importanza. Questo sguardo mi ha molto amata, mi ha tenuta e carezzata, pieno di indulgenza e di premure. E' stato mio, gli sono appartenuta.
Ora però sfugge, mi sfiora appena, pare altrove. Provo a fermarlo su di me, a catturarlo, a riprendere quella dolcezza. Ehi sono qui, guarda, mi vedi? Ti sorrido, volteggio al sole, per te.
Ma ecco che si volge altrove, ritrova la stessa grazia che aveva riservato a me, ad altri occhi che non sono i miei.
Mi sveglio senza fiato, senza forze, tremante.

In gelateria incontro una mamma, presente alla conferenza della scorsa estate. Conosce il Montessori, si batte per averlo qui in zona. Racconta che anche il suo bimbo mi ha vista quel giorno, seduta al tavolo dei relatori, emozionata come non mai. Mi dice che appena si è accomodato in sala, ha osservato attento lo schieramento di sconosciuti insegnanti e formatori che si apprestavano a prendere la parola. Poi, puntando deciso l'indice su di me, ha esclamato: "mamma, quella maestra lì voglio io".

In mezzo al bosco mi è capitato di nuovo. Tutta la storia dell'aura, che si accendono mille lucine, poi non vedo più nulla, solo un mare iridescente, e mi sento debolissima. Dicono che è una forma di emicrania, una risposta stellare ad un banale rilascio di sostanze chimiche attorno alle mie meningi.
Di solito però mi spaventavo, perdevo il controllo, perchè nella percezione soggettiva questa cosa è infinitamente lunga, articolata e invalidante. Anche se dura una decina di minuti.
Questa volta l'ho accolta e basta. Mi sono distesa sul manto di foglie secche, ho lasciato arrivasse e andasse respirando il profumo di terra e legni. 
Mi è sembrato che niente ci fosse da perdere, che tutto ciò che davvero importava era lì sopra di me, sotto di me.

19 commenti:

  1. ma non è che il bimbo ti vuole perché sei gnocca?

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    1. In effetti quel giorno ero particolarmente gnocca Fra...
      ;D

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    1. Ispiro. Che sono una bestiaccia poi...

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  3. A volte ho usato l'espressione "lasciamoci vivere" e spesso sono stata fraintesa e contestata, anche se non intendevo nulla di simile all'apatia e/o all'ignavia esistenziale. Ebbene, l'ultimo periodo del tuo post spiega esattamente cosa intendo con "lasciamoci vivere": saper accogliere sé stessi per poter accogliere e convivere anche con gli altri.

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    1. Proprio questo volevo dire ragazza...

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  4. Mamma mia, se fosse successo a me che spavento (l'emicrania forte nel bosco intendo)... non sono abituata a non avere controllo sul mio corpo. Quando mi successe quella cosa della vertigo era tremendo...
    Ti abbraccio.

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    1. Una grande lezione per entrambe...è esattamente quello che dovremmo imparare: meno controllo!! ;)

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    2. Oh, sai che non ci avevo pensato? Forse è proprio questo il problema per me...
      Grazie! :)

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  5. Le incertezze o le paure rafforzano le certezze.
    Oggi ho letto una cosa interessante:
    Il dovere di ogni uomo è riconoscere la propria unicità e di viverla nell'atto responsabile. Un tale atto deve appunto diventare, secondo la convinzione di Batchin, la vita di ogni singolo uomo, altrimenti essa rischia di risultare casuale.

    Secondo me tu sei molto consapevole della tua unicità, non aspiri ad essere un'altra.
    Per quello ti si riconosce subito.

    Conosco molto bene quell'emicrania. A me affliggeva quando facevo i turni di notte. 12 ore al computer e all'alba non riuscivo più a mettere a fuoco nulla. L'unico modo era chiudere gli occhi e aspettare.

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    1. Che devo dire Viperello, m'hai commossa un pochino.

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  6. ...una carezza a te!
    Dici che l'emicrania per un po' scappa??? :)))

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  7. è incredibile la 'presenza' che hanno i bimbi ... io ricordo che la sezione Montessori stava in fondo al corridoio del terzo piano, la mia aula dalla parte opposta, i bambini non portavano i grembiuli e noi ci chiedevamo se ci fosse una festa, perché avevano l'aria di divertirsi un sacco. ed alcuni ne parlavano come di una piccola Svizzera.

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    1. "alcuni ne parlavano come di una piccola Svizzera"...
      Troppo bello!!!
      Al prossimo incontro coi genitori ti cito :D

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  8. macchè emicrania, ti stai illuminando, stai diventando dio.

    Stamattina ho sognato che ero in un ristorante poi dovevo andare via e non trovavo l'uscita, sono passato nei bagni e c'era pieno di tizi che facevano pipì un pò in giro, c'erano turche messe a caso, recipienti sparsi, alcuni la facevano sulle pareti ma tutti, tutti, si pisciavano sulle mani.
    Non sono più riuscito a dormire.

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    1. Oddio...posso immaginarlo.
      Vai in pace, Bill.
      E te lo dice Dio...

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  9. conosco queste emozioni/negazioni...brutto sogno o meglio incubo.
    Hai fatto bene a lasciarti andare alla tua " emicrania", quando non si oppone resistenza al proprio corpo che si manifesta, poi improvvisamente scomparirà, segno che sei davvero dentro il tuo essere :)

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    1. Difatti questa volta è andata via quasi indolore...ero incredula :)

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