venerdì 22 dicembre 2017

Fil rouge

Qualche giorno fa, nel bel mezzo di un fitto scambio whatsapp con un'amica di blog (alle soglie della mezzanotte, mentre la mia dolce metà dormiva saporitamente), è riemersa come un pezzo antico e sepolto la parola strana
Ci si raccontava le infanzie (incredibilmente parallele e conformi) ed è saltato fuori che pure lei ha fatto i conti con le vessazioni dei pari. Dispetti, pizzicotti, spintoni, male parole. E l'indifferenza, che è poi il peggiore degli oltraggi: stai fra noi, ma non sei una di noi.
Così messaggio dopo messaggio, lei a un certo punto scrive: "sai, io ero strana". Di colpo mi si spalanca una porta, come sbattuta dalla corrente d'aria: per magia si materializzano le popolarissime sorelle Palcich, secche come candele, scure come l'inferno.
Io avrò sette anni, sono seduta per terra a travasare la ghiaia da una mano all'altra. Passano dietro di me, mi assestano un calcio sulla schiena. "Strana!", urla la più grande mentre si allontana e mi pare la cosa più brutta al mondo, quella che decreta lì e sempre decreterà, la mia condizione esistenziale. 
Mi porto a casa l'infamante epiteto con la necessità di fare chiarezza e mi guardo attorno.
Nel palazzone popolare in cui viviamo, l'inquilino del sesto piano entra ed esce dal carcere a mesi alterni. La madre della mia compagna di giochi fa un mestiere che non capisco, ma va in strada alle otto di sera e rientra all'alba. Il fratello adolescente del dirimpettaio ruba motorini e lo racconta, ne va fiero.
Mio padre suona l'armonica a bocca, sforna panettoni dorati degni di un mastro pasticcere, insegna all'università e porta scarpe da ginnastica. Mia mamma non si fa la messa in piega, esibisce jeans attillati e qualche volta si dondola con me sull'altalena. Per diletto e per arrotondare, infila perle e fa lunghe collane variopinte che la merceria del quartiere espone in vetrina. Io ho la tessera della biblioteca, sono l'unica in classe a non essermi comunicata e a non indossare il fiocco sul grembiule. Leggo tanto e non guardo la tv perchè papà pensa che potrebbe nuocermi molto.
Siamo strani, sono strana: è un dato di fatto.
Da lì è un'altra storia. La voglia di essere assimilata e non difforme, il bisogno di appartenere e di confondermi nel mucchio, ha segnato tutti gli anni a venire.
Ma l'altro giorno, mentre salivo in auto per accompagnare a scuola Edo, tutta avvolta nella sciarpona rossa, l'ho sorpreso a guardarmi di taglio.
"Sembri un cartone animato", mi ha detto sorridendo, e so che voleva farmi un complimento. Mi piace essere una mamma così, un po' disegnata, un po' rompicoglioni, che bacia troppo e si scalda con niente. Mi sa che è tutto merito di quella strana, che giocava con la ghiaia seduta per terra.

44 commenti:

  1. Se cambiassi strana con "soggetto", potrei essere io :)

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    1. Che dire...ci si annusa e ci si riconosce. :)

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  2. Niente da aggiungere, tu sai nel bene (tantissimo) e nel male (solo un pizzico ogni tanto) <3

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  3. oh ma dico? tutto sto bendidio sottomano e nemmeno un sicario da mandare alle Palcich?

    Ps per la psicologa: manipolazione ghiaia=manipolatrice
    pps per l'assistente sociale: controllare denunce scippi periodo in questione

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    1. Non so quanto ho riso.
      Scemerello che non sei altro. ;P
      Quando divento vecchia e mi scordo le cose chiamo te, che (non so come fai) c'hai un database impressionante...

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  4. Pensa che io in collegio ero assimilato per costrizione
    a volte scappavo ma poi mi toccava tornare sapendo di prenderle e di riassimilarmi.

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    1. Ma dopo, dopo dopo, è accaduto anche a me. Di ricercare e riaffermare quella diversità...
      Anche tu come strano non scherzi comunque ;D

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  5. ma senti un pò, ma questo spaccato di infanzia "strana", genitori compresi, si è svolto in Friuli ?

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    1. No, in Venezia Giulia!
      Precisamente a Trieste, nello specifico nel rione Valmaura...

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    2. ah mi sembrava strano tutto questo mondo hippy in Friuli !

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    3. Francesco lasciamelo dire: hai una idea molto distante dalla realtà della nostra regione :D

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    4. Vabbè tutti questi fricchettoni non me li vedo in Carnia e dintorni

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    5. raga c'ho vissuto alle soglie di Tolmezzo, c'è gente fika, mica tutti montanari imbruttiti ;P

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    6. La Carnia é stata un covo di anarchici mica da poco!!! 😉

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    7. La terra friuliana è misteriosa e piena di cose tra loro assai discordi, perché ha il mare e il brullo delle pietre del Carso a breve distanza l'uno dalle altre.
      E' una terra di vento, di temporali e primule, che suscita formicolii visionari (Basaglia) e genera poeti carichi di dolente malinconia (Pasolini).

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  6. Strani lo siamo un po' tutti da piccini. Difficile è restarlo poi, rimanendone anche solo vagamente, consapevoli... Buon Natale!!!

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    1. No no...se guardo i bambini che ogni giorno incontro, devo contraddirti. I bambini eccentrici o “particolari” sono una netta minoranza, e spesso richiedono attenzioni particolari...diventano facilmente oggetto di esclusione o scherno.
      Ai bambini, anche quando molto spontanei ed espansivi, piace confondersi nel gruppo, sentire appartenenza.
      Tanto fanno i genitori...se decidono di cavalcare impropriamente la “stranezza” del loro bambino, se la alimentano, considerandola segno di genialità…

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    2. ..parlavo soprattutto di "stranezza" interiore... quella che ti permette - anche da adulto - di restare a bocca aperta dinanzi l'ennesimo tramonto.. poi certo.. da bambini si è più fragili.. certe corazze si costruiscono col tempo e con le mazzate.. ma in tanti preferiamo viaggiare leggeri.. prendiamo botte e "meraviglia".. quello è il nostro bagaglio... forse ho avuto una maestra come te.. chissà...

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    3. Se era una maestra con le calze a righe...allora era come me!!

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  7. Quel calcio sulla schiena deve aver fatto un male cane. Non sulla pelle, ma proprio nell'anima.
    Io penso che siamo tutti un po' strani. Forse non per noi stessi ma certamente per gli altri. E che questa stranezza vada in fondo conservata perché ci rende unici ed originali. L'omologazione è terribile, anche se in certe età sembra l'unica via possibile.
    Un caro abbraccio e buon Natale :)

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    1. Sono totalmente d’accorto bimba.
      Solo che in alcune fasi della vita, anche adulte, mi avrebbe fatto comodo (e l’ho ricercata con accanimento) una certa dose di calma piatta… ;)
      Un grande abbraccio e mille auguri!!!

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  8. Anche io ero “diversa” a modo mio ma dispetti, pizzicotti, spintoni mai.
    La diversità veniva sottolineata dagli altri con “secchia/secchiona” o “genio” (non mi voglio dare arie, solo andavo bene a scuola…) e, soprattutto alle medie del mio paese, un pelino esclusa mi sentivo (ma non a scuola, piuttosto, dalla compagnia dell’oratorio, dei ragazzini del paese insomma). Alle superiori, nella cittadina di provincia vicina (ma non provinciale) mi trovavo bene, avevo amici, e nessuno che mi desse addosso. Per contro, mi sono sentita molto più sola dopo, all’università, dove non conoscevo nessuno e ricominciare da capo nelle amicizie è stata dura, non sempre l’ambiente era amichevole, anzi, la mia timidezza traspariva e alcuni la usavano per ferirmi.

    Quanto tempo è passato da allora ormai...
    ...da una parte, mi sento più forte. O forse sono solo più vecchia e più saggia, o meno sensibile...

    Riguardo al senso di appartenenza...

    Anche se vorrei sentire di appartenere anche a qualcuno, al momento sono un’entità singola… ma ormai penso che, forse, sia qualcosa di essenziale del mio essere. Che io non posso essere altrimenti. Che il sentire “vera comunanza e comprensione” è solo per un tempo limitato, una sorta di finestra temporale rara, fugace e preziosa… che, almeno, si verifica ogni tanto, e questo è già una cosa meravigliosa in sè.

    Ti abbraccio, e ti auguro uno splendido e gioioso Natale!

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    1. Viversi bene e con gioia come entità singole sarebbe l’ottimo…...ma tendere comunque a quella comunanza, sempre.
      Anche a te un bacione e tanti auguri!!

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  9. Buon Natale, strana Principessa. ;)

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  10. Haha anch'io sforno panettoni e suono l'armonica come il tuo papà.
    Solo che non insegno niente. Ma almeno non sono uno dei quei deficenti che su FB ha come titolo di studio: "Università della strada".



    Ah, ti auguro un 2018 il più strano possible!
    Baci

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    1. Ma veramente c’è qualche imbecille che lo scrive???? Eh, non ho modo, non sono su Fb.

      E comunque sì sì sì, lo voglio srtano!!! ;D
      Auguri Bill, bacio a te!

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  11. Che meraviglia essere strani. E meno male. Ti abbraccio meravigliosa fanciulla dalle calze a righe. Passa un Natale sereno avvolta nell'amore.
    Buone feste💛🎄

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    1. Anche tu stella!! Sfoggia scarpe belle, vedi luoghi speciali e dona abbracci caldi...❤

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  12. Stranitudine... estraneità.
    Un conflitto mai risolto tra la dimensione individuale e lo spirito gregario, l'etologia del gruppo.
    Un calcione nella schiena serve anche a sviluppare la propria resilienza.

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  13. "Tu non sei normale" me lo posso rivendere come "tu sei strana"?
    Perché, onesto onesto, lo preferisco.

    Un abbraccio solidale e ben augurale.
    Fatele strane 'ste feste :-*

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    1. Ma si, direi che vale uguale... :)
      Famole strane, che almeno non mi tocca il giro dei parenti tutti.
      Un abbraccio a te!!!

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  14. Da piccoli fa male essere diversi.
    Io avevo un papà diverso e mi scocciava.
    Poi lo apprezzi, ma ci vuole tempo e fatica e dolore.
    Com'era quella frase: un giorno questo dolore ti sarà utile.

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  15. Quello che ci racconti qui altro non è che la forma primordiale del bullismo, certo molto meno aggressivo dell'attuale, ma tant'è.
    Pensa che non troppo tempo fa ho letto un libro di ricordi della figlia di Basaglia: ecco lì dentro c'era intatto il ricordo di una vita "strana" e di una bambina per tanti versi infelice, prigioniera di una realtà eccezionale...

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    1. il libro di Alberta Basaglia si intitola "Le nuvole di Picasso"

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    2. Ecco io non credo affatto che il.bullismo che ho subito io (oggi quarantenne) sia meno aggressivo di quello odierno. Credo che abbia una forma diversa ma che le caratteristiche ed i male che fa dia esattamente lo stesso. Nello stesso modo credo che per uscirne occorra attrezzarsi di strumenti, di forza interiore e di una notevole quantità di consapevolezza. I ragazzini di oggi sono fragili -vedi il post precedente- e non hanno idea di come fare, quindi crollano.

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    5. Probabilmente hai ragione tu, Alahambra: la crudeltà è la stessa e la ferocia altrettanto.
      L'unico punto a favore del passato sta nel fatto che non c'era modo di filmare le cattiverie...al male s'è aggiunta la gogna.

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    6. Già, l'elemento peggiorativo è la diffusione e la memoria più o meno imperitura. Immagino che sia così almeno.

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La vita è così, stupisce

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