sabato 15 aprile 2017

Gente, animali

Avranno avuto trent'anni. 
Lui un po' sovrappeso, pantalone della tuta da giorno di ferie pre-pasquali e maglietta infilata dentro.
Lei colossale, gigantesca, impedita nei movimenti. Ma non proprio tutta, il suo tanto si sviluppava dalla vita in giù. Una cosa seria, una deformità.
In un camerino si provava dei vestiti. Lui molto animato le scovava i pezzi giusti, le cercava le taglie, cambiava gli scarti e chiedeva ragguagli alla commessa. Poi attendeva che lei indossasse.
Quando la tenda si scostava poco poco, lui infilava la testa dentro e se la rimirava.
"Vediamo... Sì, è perfetto questo abbinamento, ti sta benissimo! Vuoi provare anche questo? Guarda che colori!". 
Tenace, appassionato, proteso.
Ho pensato che era una cosa bella ma triste.
Ho pensato che non vorrei qualcuno a occuparsi di me a quel modo.


Mi piacciono i regazzi, mi piace la loro compagnia. Non posso sentir dire che sono menefreghisti, superficiali e cialtroni. Chi si riempie la bocca di queste banalità qualunquistiche, dovrebbe chiedersi cosa lascia loro. Quale testimone passa. Quali azioni ha speso, perchè sia buona la terra che consegna alle loro mani.
L'altra sera ho attraversato il bosco con un gruppo di ventenni, fino alle pendici di un bel monte costoluto. Dovevano girare alcune scene per un cortometraggio e non conoscevano la zona.
Ho fatto loro un sacco di domande rasentando l'invadenza e li ho ascoltati parlare. In un modo sollecito e informale, ma sempre educato, mi hanno raccontato dei loro sogni ambiziosi. 
Li trovo ingenui sì, paiono da un'altra parte. Sfugge loro la complessità di quanto li circonda, che chiederebbe a gran voce presenza, azioni, scelte precise. Ma la colpa è nostra. Quando protestavano abbiamo elargito ciucci e caramelle per riempirgli la bocca, quando si opponevano abbiamo spiegato. E spiegato, spiegato, spiegato fino alla nausea, strappandogli via le parole.
Eppure, anche se abbiamo portato via loro la possibilità di caricarsi sulle spalle il peso (e la gioia) delle responsabilità, io li vedo splendere. Hanno questi occhi pieni di altrove che mi spezzano il cuore. Come se la realizzazione dei loro sogni, il loro mondo perfetto, non fosse qui.


La mia bestiola cresce. Travolge ogni cosa animata e inanimata con la sua energia vitale dirompente: corre, scava, sgarfa, lecca, morde. Mi regala risate pure e bambine, quando la guardo rotolarsi nella sabbia in riva al fiume. Si solleva impastata e felice, poi mi guarda che pare dire grazie.
Grazie a te, Olli.


20 commenti:

  1. Io sto ancora strenuamente resistendo.

    Cosa lasciamo ai giovani, come li lasciamo... Mi toglie il sonno la notte.

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  2. Invece a me é piaciuta quella cosa di quei due.... è nei loro diritti avere le attenzioni che merita chiunque

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    1. No no...lungi da me pensare che non fossero degni!! Osservavo solo che quelle attenzioni avevano qualcosa di oppressivo e denso...che io non le sopporterei...

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  3. eh i ventenni... beata ingenuità, il mondo in mano e ... bho non saprei, è così difficile non perdere la freschezza per la vita

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    1. Impossibile.
      C'è chi la ritrova però. Meno ingenua e pulita, ma bella uguale.

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  4. Ventenni con sogni ambiziosi che girano cortometraggi per i boschi... e me li critichi? E a tutti quelli che tracimano dalle discoteche con la birretta in mano allora? Napalm? ;)

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    1. Non li critico affatto!!!!
      Critico chi li critica ;D
      E chi non si prende la sua parte di responsabilità...

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    2. ..perché pensi che non possano farsi carico della loro parte di responsabilità? Mi è sfuggito qualcosa?

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    3. Critico gli adulti che puntazno il dito verso di loro, senza chiedersi cos'hanno/non hanno fatto, qual è astato il loro ruolo...

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    4. Per farti un esempio.
      L'altra sera al ristorante coppia giovane con bimbo sui quattro-cinque anni. Dopo un po', nell'attesa, il piccolo ha cominciato a lamentarsi...era stufo di aspettare. Risposta della mamma? Gli ha acceso il tablet. Risultato? Bambino assente e muto per tutta la sera.
      Poi, tra una decina d'anni, questa madre porterà il ragazzo dal terapeuta di turno lamentando il fatto che "non comunica".
      Non so se ora ho spiegato meglio.

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    5. Su questo sono d'accordo.. è che quei ragazzi nel bosco li trovo realtà vitale, li invidio e ne andrei fiero, forse solo per questo ho trovato fuori luogo portarli a termine di paragone per chi sfugge responsabilità. I loro occhi sono pieni di "altrove" forse, ma un altrove che si alimenta di realtà tangibile, di bosco e di visioni in questo caso. Ti assicuro che c'è tanto di peggio in giro.
      Ma non è certo a te che può sfuggire questa "non comunicazione". ;)

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  5. Secondo me siamo noi (o alcuni di noi) che abbiamo deposto le armi e siamo andati "altrove".

    Forse il loro "altrove" è il qui di ora e lo stanno costruendo.

    Io tifo per loro, sempre, anche se so che qualche graffio la vita lo fa, ma come puoi non averne mentre costruisci il futuro?

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    1. Lo spero.
      Riguardo al tifo, non potrei fare a meno di essere totalmente schierata dalla loro :))

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  6. Io il tifo non l'ho mai avuto
    non mi sono mai sentito supportato, m'ha toccato fare tutto da solo e è stato difficile ma alla fine non mi dispiace.
    I monelli lasciamoli in pace, il 50% di loro non ha niente da fare e campa alle spalle dei genitori; dev'essere una fatica incredibile, andrebbero premiati anche solo per questo.
    I cuccioli rompono tutto quello che è a portata di dente, ma sono fantastici e ci danno una mano a sopposrtarci. Peccato che la Meg non li voglia.
    Ciao.

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    1. Come stai? Quanto tempo... :)

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    2. Ogni tanto passo, trovo le luci accese
      sento le voci che escono da dietro le finestre
      e mi allontano veloce e tranquillo
      illudendomi che tuto vada bene
      forse ho ragione o forse no
      ma va bene così.
      Domani vedo Bianca sarà un bel giorno.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. > abbiamo portato via loro la possibilità di caricarsi sulle spalle il peso (e la gioia) delle responsabilità

    Paolo Crepet osservava, in modo preciso e fine, che educare e' TOGLIERE.
    Anche togliere comodita', ridurre l'agio.

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La vita è così, stupisce

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