sabato 6 giugno 2015

Errare a errori





"La perfezione non è alla portata del normale essere umano, e l’accanimento nel volerla raggiungere è inevitabilmente di ostacolo a quell’atteggiamento di tolleranza verso le imperfezioni altrui che, solo, rende possibile l'Incontro.” (B. Bettelheim)‏

Insomma sabato scorso ho partecipato ad un convegno ed ero seduta al tavolo. Dei relatori.
Il venerdì è andato via tranquillo: ho messo giù alcuni punti da sviluppare. Ma sabato mi sono svegliata con una certa ansia addosso. Quella roba che sale allo stomaco, alla gola.
Come capita in questi casi, mille cose si sono accavallate. I pantaloni che avevo pensato di mettermi avevano una macchia, non c'è stato tempo per piastrare i capelli e i punti che intendevo sviluppare sono rimasti dei miseri segni di bic su un foglio a quadretti.
Così ho infilato il vestito hippy, la tracolla viola e sono uscita di casa col mio pezzo di carta in mano. 
La sala consiliare era piena, ed ognuno dei relatori presenti vantava così tanti titoli ed esperienza e formazione, da farmi impallidire.
Avevo un pensiero, un'idea, una traccia in testa. Poi ho sentito di altre storie, progetti, ho sentito di luoghi in cui le cose funzionano, in cui la maestra  nella pratica quotidiana, prova ad essere quella presenza lieve e umile che la teoria ci descrive. E' possibile, mi sono chiesta? Lasciare fuori dalla porta complessità, interezza, sogni, paure?
Allora ho cambiato pensieri, idee, tracce. E rotta. Quando è toccato a me ho parlato dei limiti, dei nostri e di quelli dei bimbi che incontriamo ogni mattina. Stanchi, gioiosi, pensierosi, laboriosi, distratti, pallidi, affettuosi, tristi. Ogni loro gesto, parola, slancio, richiama parti di noi. Parti buone, luminose, ma anche spazi scuri, inesplorati e difficili da mostrare.
Solo abbracciando i nostri (bellissimi e umani) limiti, permetteremo al bambino di accogliere i suoi.

"Maestra oggi hai una faccia preoccupata".
"Sì, hai ragione. Ma credo che fra un po' passerà".
"Guarda che per merenda Tommi ha un panino col salame. In caso gli chiedi un pezzo".
"Fantastico, mi sento già meglio. Ehi Tommi, hai sentito?".

E’ sorprendente vedere come gli studenti possano perdere una parte della paura di sbagliare, profondamente radicata in loro, quando si trovano con un insegnante che non chiede di essere nel giusto, ma soltanto di unirsi a lui nella ricerca dell’errore: del loro come del proprio
(N. Postman)

37 commenti:

  1. bellissime considerazioni...aldilà anche, delle relazioni alunno-insegnante.

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    1. Ho letto le parole della Merini sul tuo profilo...una stretta al cuore...

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  2. Io abolirei i voti, e le bocciature.

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    1. sicuro, tutti uguali.
      Ci hanno già provato in un grande paese tra il 1917 ed il 1991, non é andata bene.

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    2. invece la pretesa che tutti raggiungano lo stesso livello allo stesso tempo, altrimenti sei fuori, guarda che meraviglia ha generato.

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    3. Ma una scala dei valori degli obiettivi raggiunti ci deve essere.

      Perché forse voi da adulti vi accontentereste di ricevere il medesimo stipendio di un vostro (ipotetico) subalterno?

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    4. L'obiettivo non è prestazionale, ma di crescita. " Se fai il bravo ti do... " dovrebbe sparire dai processi di apprendimento.
      Il professore di navigazione aerea ci diceva, ad inizio anno: "avete tutti 7, siete già promossi. Quindi adesso non rompete i coglioni e datevi da fare".
      Se facevi la merda e campavi di rendita, saresti rimasto di merda dopo, davanti ad una carta sulla quale tracciare una rotta.
      Per me non ci fu formazione migliore.

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    5. Non è questione di "se fai il bravo..", ma di "ti prendi quello che ti meriti".

      Quindi se un tuo collega, di pari livello, viene al lavoro e se ne sbatte e va a casa con medesimo tuo stipendio, tu non fai una piega.

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    6. ma perchè associ la scuola al lavoro? chi è più bravo avrà le sue gratificazioni comunque, a prescindere dal voto. Chi merita avrà possibilità di ottenere, dopo, risultati migliori.

      parlando di lavoro, invece, io sono un professionista inzuppato di deontologia. sono circondato da colleghi che se ne sbattono e pigliano pure più di me ma, per quanto mi riguarda, conta quello che faccio io.

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    7. Perché sia a scuola che al lavoro, non tollero il minimo sindacale.

      Se tu avessi 15 anni ora e sai che ti danno il 7 di base, col cazzo che ti sbatti.

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    8. esattamente.
      infatti mi sono dovuto sbattere assai, dopo.
      a 15 anni non lo capisci, e continuerai a non capirlo finchè
      non ti ci fanno sbattere il muso.
      Comunque, il mio discorso era: ognuno apprende per quello che può in quel dato momento. può essere di più, può essere di meno. non merita giudizi negativi solo perchè non è il suo momento (elementari, e anche medie).
      dopo, dalle superiori, deve avere i mezzi per decidere cosa vuole fare di se. Se a 18 anni sei maggiorenne, non è perchè hai preso tutti 9.

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    9. Discorso incartato il tuo, scusami.

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    10. Vedo se riesco a dire.
      Lavoro in una scuola in cui sono state abolite le valutazioni: no voti, no pagelle. Questo non implica che il lavoro del singolo bambino venga disconosciuto o poco valorizzato. Anzi. L'obiettivo è accettare l'errore come "amico" (non esiste apprendimento senza errore, e questo si sa), evitare che i bambini respirino aria di competizione, che confrontino dei risultati. Il risultato, è sempre soggettivo. Dipende da un percorso, da una storia, da talenti e forme di intelligenza diversi (Howard Gardner ne ha parlato ampiamente). Quindi, nella fascia 6-10 il giudizio espresso con numeri o lettere diventa riduttivo, rischia di fotografare un istante su un cammino che cambia e si evolve in continuazione.
      I bambini imparano ad auto gratificarsi, a rendersi conto che una loro produzione è più curata, più gradevole, più corretta, e un'altra meno. Decidono autonomamente di migliorare, correggere, ampliare un lavoro. Perchè la chiave è tutta lì: posso dirmi da solo che valgo, che sono bravo, che riesco. Posso dirmi da solo che su questo o un altro aspetto dovrei applicarmi di più.
      Magari ne parlerò meglio, in un altro post.
      Dopo, crescendo, affrontando un mondo che inevitabilmente etichetta e bolla, forse è diverso. Intendo al liceo, quando ormai hanno costruito una buona stima di sè, ben strutturata...

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    11. cioè lavori in una scuola wow ...
      cmq a prescindere dalla battuta, il tuo discorso è quello che poi effettivamente, dovrebbe fare la scuola di base. purtroppo resta un
      utopia, se non in piccole realtà.

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    12. Scusa S, m'hai fatto venì in mente latte e i suoi derivati una pagnotta e un sogno in tasca ... S, Gioia senza offesa eh, ce mancherebbe

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    13. e come mai ti ho ispirato questa " fantastica" canzone ?

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    14. Il lavorare in una scuola. Tutto qui. Nessuna attinenza coi presenti.

      La canzone è carina, dai ;)

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    15. > Lavoro in una scuola in cui sono state abolite le valutazioni: no voti, no pagelle.

      Questo e' essere lontani dalla realta'.
      La vita e' una prova, valutare ed essere valutati, e' essere apprezzati o essere criticati, dieci, venti o trenta volte in un giorno.
      Noi stessi, se ci osserviamo con sincerita', non possiamo non valutarci.
      Mi viene in mente l'impazzimento dei sistemi immunitari e le varie patolgie, anche gravi, di cui soffrono giovani, adulti, poi anziani quando, da bambini non sono stati o non vennero esposti alla "sporco" organico.
      Amorevoli tenttivi per creare dei fragili.
      Qui e' interessante, sempre - la prossima vita saro' filosofo,spero - la visione della vita e la sua comprensione, tantrica, della sua interezza, senza selezioni a meta',della sola parte luminosa, corretta, "per bene".

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  3. Il professore che forse ho piu' amato era fiero, appassionato di sangue bollente di matematica, cavalcava la geometria come un drago in cielo, severissimo. E meraviglioso!
    Perche' l'umilta' dovrebbe essere un lato positivo per un insegnante?

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    1. Forse si tratta solo di non apparire per forza draghi. C'è chi si esalta con quei cieli da cavalcare e chi getta la spugna. L'insegnante deve essere lì a raccoglierla, quella spugna. A mio avviso.

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    2. Non appariva, egli era!
      Non pochi gettarono la spugna ma questo fu ed è salvifico. Se io non sono portato per la matematica, prima lo vengo sapere e prima inizio ad evitare di buttare il prezioso tempo della mia vita.
      Ne avevo già parlato a proposito degli invalsi: differenziare e osservare le differenze permette a ciascun allievo /studente di trovare vie più congeniali, aiuta a non violentare con il voler diventare medico un alunno che ama il teatro, ad esempio, per citare 'L'attimo fuggente':

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    3. Credo si possa essere dei draghi anche (e proprio) mostrandosi per quello che si è. Forti e fragili.
      I bambini, i ragazzi, lo sentono, lo leggono, amano questi insegnanti che non temono le loro debolezze.
      Li considerano più autorevoli...anche se sembra un paradosso.

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    4. Posso dire la mia? (ovviamente sì)
      Dal mio punto di vista, l'insegnante è come un cric: per poter sollevare l'auto deve stare sotto allo studente e spingerlo verso l'alto. Un cric che, dall'alto d'un balcone, esortasse l'auto a raggiungerlo non sarebbe un gran che efficiente.
      C'è poi la questione dell'auto (lo studente) che non vuole essere sollevata, che oppone resistenza, che rende difficile al cric sollevare anche le altre auto con azioni di "sabotaggio" continue. In quel caso, l'insegnante dovrebbe poter e essere gendarme e decidere l'espulsione (ovviamente previa debita ponderazione e almeno qualche tentativo di dissuasione/persuasione) dell'ostruzionista.
      In questi giorni fantastico un meccanismo fantascientifico secondo il quale il ragazzino refrattario (ovvero ostruzionista) viene allontanato dalla scuola fino alla maggiore età, per non far danno, e affidato alle amorevoli, quotidiane e indefesse cure della famiglia (del resto, chi meglio dei genitori può educare i propri figli? magari proprio quei genitori che si lamentano tanto delle mancanze del sistema scolastico in generale e degli insegnanti in particolare...). Raggiunta l'età della responsabilità, viene reintrodotto all'obbligo scolastico in veste di militare (e dunque soggetto ai sistemi tipici del mantenimento dell'ordine degli organi militari) e in quel contesto formato e istruito per la parte mancante. Non sarebbe proprio male, no. Semplice, efficace e pulito.

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    5. Ma non ci sono già abbastanza Chris Kyle in giro?

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    6. Credo anche che a quattordici anni non hai ben chiare le tue tendenze, non hai dissepolto talenti e non hai scovato alcuna via.
      A meno che non sia, appunto, un fenomeno.

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  4. Ti avrei voluto ascoltare, e sbirciare le facce degli altri...

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    1. Mi associo. Che secondo me Gioia è una dolcezza, ma sa come farsi ascoltare e mantenere alta l'attenzione...

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    2. Ora lo chiedo alle colleghe presenti :)))))

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  5. Eppure voi insegnanti (maestri e prof) siete l'ago della bilancia.
    Ovvero, per me sono stati.
    Porto nel cuore il mio prof di italiano: rapporto nato un po' zoppicante, ma come mi ha insegnato tante cose, oltre i libri.
    A pensare con la mia testa.

    Sorrido ancora al ricordo del prof di biologia che tentava in maniera subdola di fare politica in classe. Non c'è riuscito, anzi, con la sua prospettiva e analisi ha radicato in me la mia personale opinione politica. Diametralmente opposta alla mia.

    Eppure, oggi, dovendo a che fare coi prof di un liceo, li sento così astratti dalla realtà.
    Manca l'umanità che loro stessi chiedono ai propri studenti.

    O l'umiltà, forse.

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    1. Brava. Questo intendevo per umiltà.

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    2. Tu non cambiare mai.
      Sensazione a pelle la mia.
      Bacio ragazza :-*

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  6. http://www.huffingtonpost.it/2015/06/08/compiti-vacanze-prof_n_7533582.html

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    1. Oddio. Mi sono commossa brutalmente.
      Già stampato :)

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    2. girava in rete anche per le vacanze di natale, un assegno "originale", deve trovarsi da qualche parte nel mio blog
      nel caso ti metto il link ( se lo trovo )
      :)

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La vita è così, stupisce

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