sabato 10 febbraio 2018

Bulli


Figlio Piccolo, quando era proprio piccolo, faceva paura. Paerva un mini samurai in versione accelerata e torva. Incazzoso, rissoso, polemico. Non so neanche contare le volte in cui ho fatto da giocoliera coi suoi capricci, finendo per scavalcarlo - lungo disteso - in qualche corsia di supermercato mentre battendo i pugni urlava che ero una mamma brutta e che ne voleva un'altra.
Un giorno, mentre lo portavo sul sellino della bici davanti (indi per cui non arrivava a due anni), un tipo che scendeva dall'auto parcheggiata aprì incautamente la portiera, senza vedere che stavamo transitando. Sterzai di colpo e cadendo finimmo in mezzo alla strada, ma in modo abbastanza lento e di fianco, perchè con tutte le mie forze di mamma evitai l'impatto a terra della parte anteriore. Lui, superato il primo attimo di shock, mentre io ero ancora seduta sull'asfalto, si liberò dalla chiusura, scivolò fuori e cominciò a picchiarmi, dicendo "sono caduto per colpa tua". Una scena piuttosto esilarante, che divertì - e impietosì - non poco i soccorritori.
Noi, abituati col più grande che è l'incarnazione della flemma e del savoir faire, non sapevamo che pesci pigliare.
Adesso ci si ride su. Non mi par vero che questa creatura bionda, lieve, sottile e silenziosa, sia proprio quello stesso ceffo dal testone rotondo e dagli occhi febbrili.
Questo per dire che quando lo inserii alla scuola dell'infanzia ero veramente preoccupata. Feci alle sue meravigliose insegnanti tutte le premesse posssibili e le preparai ai peggiori scenari. Volevo che fossero pronte, attrezzate e consapevoli.
Verso dicembre, la maestra più anziana mi disse sorridendo "siamo molto contente, ha smesso di lanciare le sedie". E me lo riferì con autentica gioia, come per condividere un grande successo.
Ecco, io in quella fase sono sempre stata una specie di monolite. I no erano no e non c'era scenata che tenesse. Gli orari erano orari. Le regole, regole. E cazzo se mi è costato, in termini di fatica, dispiacere, rimorsi e lacrime. Ma ho tenuto botto.
Quando le maestre, con tutte le cautele (mi raccomando mamma, adesso non andare a casa a fare prediche, ce la vediamo noi!), mi dissero che aveva puntato un "debole" e stava un po' infierendo, andai come una furia a casa, a fare prediche. Anzi, per tutto il tempo, mentre guidavo sulla strada del ritorno, meditai su cosa avrei dovuto dire per essere puntuale ed efficace.
Così lo presi da parte, mi sedetti esattamente davanti a lui e dissi semplicemente "non deve succedere mai più". Certo che in due parole spiegai la questione dei forti coi deboli. Certo che gli chiesi perchè sentiva il bisogno di piegare qualcun altro per affermarsi. Ovvio.
Ma quello che restò, in mezzo alla cucina fu quel "non deve succedere mai più". 
E non successe mai più.

Per questo io mi chiedo, in questi giorni di bulli e vittime, di soprusi e vessazioni, dove stavano e dove stanno i genitori dei carnefici e cos'hanno fatto, quali scelte precise, per salvare i loro figli da una vita così meschina e vuota.

51 commenti:

  1. I genitori odierni sono "coetanei" dei figli.

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    1. In parte sì, concordo. A dire il vero, quello che ultimamente vedo più di frequente, sono genitori che temono il "no". In genere non sono giovanissimi e non hanno le velleità di cui parli, (vestirsi da teenagers, frequentare locali di tendenza, vivere una vita sentimentale/sessuale da trentenni), caratteristica di un'altra tipologia ancora. Questi, che procreano abbastanza il là con gli anni, vivono il figlio come una propria proiezione, come un'ultima poissibilità di lasciare un segno in questa vita. Quindi strada spianata al massimo, comprensione totale, guerra a chi fa loro la guerra, permissivismo ai massimi livelli.
      Come dire...tutto puntato su di loro, insanamente. E questi credono che il mondo debba andare per forza così.

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    2. "le velleità di cui parli, (vestirsi da teenagers, frequentare locali di tendenza, vivere una vita sentimentale/sessuale da trentenni)"

      Credo che il termine adatto sia "transfert". Io NON ho assolutamente nemmeno accennato a niente di tutto questo. Ce l'hai messo sopra te.

      Paradossalmente non ci vedo niente di male nel vestirsi in un modo o l'altro, dei locali di tendenza, eccetera, tutte cose che personalmente non so cosa significhino esattamente perché non pratico ma che riguardano il modo in cui una persona si diverte e/o trascorre il tempo.

      Invece secondo me è devastante il fatto che i genitori hanno la stessa capacità intellettuale, morale e di gestire gli impulsi primari dei loro figli, ovvero sono tutti degli adolescenti mai cresciuti, sempre e comunque.

      Non concepiscono il "no" perché non hanno mai superato tutte le prove e i riti di iniziazione che in passato scandivano le età e introducevano alla età adulta. Sono rimasti alla fase del "io io io" e del "voglio voglio voglio" e non hanno questo limite coi figli, ce l'hanno sempre e comunque.

      Questa caratteristica non è accidentale, è stata studiata a tavolino e imposta alle persone come parte del Piano. L'adulto mai cresciuto è il servo ideale perché è massimamente conformista e per indurlo a fare una cosa o l'altra basta indurgli i famosi "bisogni" farlocchi e quindi a stimolo corrisponde una reazione meccanica, immediata, prevedibile, non mediata da alcuna riflessione.

      Che poi è la stessa ragione per cui oggi di un uomo di quarantanni si dice "ragazzo" quando cent'anni fa era nella categoria degli "anziani".

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    3. Insisto, non importa come uno si veste o che locali frequenta, anche se sta a casa in canotta e mutande a vedere le partite come Fantozzi non cambia niente.

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    4. Ma io ti ho parlato di genitori che proiettano tutto sui figli, ho cercato di spiegarti che a questi mi riferivo...a quelli che "mio figlio è l'unica cosa bella".

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  2. Lorenzo ha scritto una grande ma triste verità: i genitori odierni non sono mai cresciuti e i loro figli li portano in giro come amici, totalmente incapaci di educarli, di impartire regole e orari, di stargli col fiato sul collo. Tu sei una buona madre, hai saputo destreggiarti con un carattere e delle situazioni non semplici, evitando di dargliele tutte vinte pur di farlo zittire.

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    1. Mi aspetto un sacco di recriminazioni, com'è giusto che sia. Arriveranno prima o poi.
      Ma io meglio di così, davvero non avrei saputo fare, per le mie possibilità. :)

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  3. Lorenzo ha scritto una cagata, come spesso scrivono coloro che genitori non sono. guardate che una cosa non esclude l'altra. si può essere autorevoli e di esempio senza per questo rinunciare ad un rapporto improntati alla sincerità e alla chiarezza

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    1. Però Francesco questo non è essere amici dei figli. Son proprio due cose diverse.
      E non sono d'accordo neanche sul fatto che chi non è genitore non possa capire, avere delle opinioni ed una linea di pensiero da tradurre in azione.

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    2. Forse Fra non ho capito. Perchè sincerità, chiarezza e anche apertura, non significano "essere amici".
      Io non sono amica dei miei figli, nè desidero esserlo, ma sono chiara, sincera e aperta...

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    3. Cosa sono i veri amici? Sinceri tra di loro, disponibile a tutto. Arrivando a costruire un rapporto paritario. Io credo che con e per un figlio si possa anche non stare ad omettere (come facevano i rigorosi genitori di un tempo che tanto piace al fascioleghista che tutto sa) ogni tre per due, essere disponibili (eh sì, anche accompagnarlo a dx e sx) e non per questo passare per mammolette. Siccome il fascioleghista cinisellese si arroga il diritto di sapere tutto di tutto compreso come si dovrebbero comportare padre e madri, da qui la mia uscita.
      Che poi, ma quanto erano "perfetti" i figli di 30 anni fa? Tra tossicodipendenza, adesione al terrorismo e quant'altro? Mica si facevano a 40 anni i figli all'epoca? Questa roba di dire "ah ai miei tempi" è una roba insopportabile

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    4. Non credo che il rapporto tra genitori e figli debba essere paritario, se non forse quando si arriva all'età adulta (ma adulta sul serio).
      Credo invece che sia necessario mantenere ben chiari i ruoli, fermo restando il rispetto reciproco. Non avrei voluto dei genitori amici ed anzi sono molto lieta che siano stati, perlappunto, genitori.
      E sai, come si dovrebbero comportare in linea generale una mamma ed un papà non è argomento appannaggio solamente di chi lo è. Anzi...

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    5. E chi dice che non occorre definire i ruoli? Mi pare però, e voglio ripeterlo fino alla noia, che vi si un esercizio di stile nell'attaccare il presente ed esaltare il passato, fermo restando che quello di genitore non mi sembra un mestiere facile. Io non ricordo nella mia infanzia o adolescenza genitori così straordinari. Io ho due cugini ultra 40enni che sono coglioni totali e di cio' i miei zii hanno enormi responsabilità. Non sono stati amici, hanno semplicemente sbagliato. In buona fede ma hanno sbagliato. Il rapporto con i figli non può essere paritario ma l'autorevolezza dei genitori non mi pare diversa da quella di un tempo

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    6. Ecco invece a me pare proprio che i genitori abbiano nella maggior parte dei casi abdicato all'autorevolezza. Perché è difficile, perché è doloroso, perché è scocciante, perché non gratifica.
      Nessuno dice che questo non sia un processo iniziato nei decenni passati, anzi io son convinta che il maggior disastro venga dritto dritto dal '68, ma che c'entra?

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    7. vuoi andare indietro, a prima del 68? e allora troverai gli esempi dei genitori che utilizzavano le punizioni corporali e le cinghiate. anzi, erano metodi utilizzati anche dagli insegnanti. il castigo come summa pedagogica. dai Ala, troppo insidiosa questa teoria del genitore moderno smidollato, troppo.....

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    8. Ti ha risposto Gioia sotto.
      Quanto a prima del '68 la grande differenza consisteva appunto nell'avere chiarezza dei ruoli, confini precisi e definiti. Logico che non riprenderei tutto nella stessa maniera perché c'erano esagerazioni non da poco, ma oggi è tutto liquido, tutto sfumato, si può fare tutto e tutti uguali e compagnoni. Anche no.

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    9. Io dal mio osservatorio ho raccolto molti dati... ;D
      Mi portano a sostenere che il fenomeno "proteggilo più che puoi" è assolutamente diffuso ovunque e in forte espansione.
      Non serve dire che stiamo generalizzando, perchè genitori belli centrati, contenitivi e giocosi, autorevoli e amorevoli ce ne sono eccome. Ma pochi in percentuale.
      Qui non possiamo più riproporre il tema "eh, ai miei tempi ci picchiavano con la cinghia", che ogni generazione passata ha ripetuto allo sfinimento, perchè questo che stiamo attraversando è un tempo di svolta...ma di svolta del genere umano. Personalmente assisto a questa epocale trasformazione a bocca aperta, parecchio impotente e faccio quel che mi riesce: tengo fermo il mio avamposto, cerco di mostrare cose belle, come mamma e come insegnante, cerco di far loro alzare gli occhi (mi credete, è difficilissimo...), provo a non temere di "perderli" se sarò decisa, ferma, tombale riguardo alle cose che davvero contano.
      Che poi, per assurdo, loro vogliono adulti fermi. Saldi.

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    10. non è che voglio avere la parola io per ultimo e quindi non replico più..... mi limito a dire che..... non sono d'accordo voi. ma vi voglio bene comunque!

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    11. Eh, ma come??? Non si discute più!!???
      😂
      Anche noi ti si vuol bene, sia chiaro!

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    12. Qui non ci vuole un grande studio, basta la logica. Io mi accorgo di fare quello che fanno tutti. A quel punto o devo riconoscere di essere un coglione oppure devo in qualche maniera "nobilitarmi" dicendo che si tratta dell'inevitabile progresso, del radioso avvenire dell'umanità. Ignorando il fatto che tutti fanno le stesse cose perché sono indottrinati, condizionati, ognuno è convinto di essere un maestro del vivere. E seppure dovesse venire l'attimo di lucidità riguardo il condizionamento, ebbè, chi sta sopra è una mente superiore, eccelsa, un filantropo, quindi ci istruisce per il nostro bene.

      Il '68.
      Un periodo che si potrebbe mettere nello stesso capitolo della calata degli Unni ma che le macchine che marciano tutte allineate vedono, PARADOSSALMENTE, come il big bang della "libertà" e della "emancipazione". Sempre alla voce "condizionamento".

      A proposito delle cinghiate. Vi sfugge un particolare. Noi viviamo in un momento storico in cui la maggior parte delle persone vive nel surplus di risorse. Quindi buttare via la cena non è un dramma, se si rompe la lavatrice se ne compra un'altra, i figli devono andare a zonzo, gli si compra la moto o la macchina. Ci sono state altre epoche in cui per cenare bisognava andare a raccogliere i grani avanzati dalla mietitura uno per uno da terra. Epoche in cui si mangiava polenta mattia e sera insaporita strofinandola su una aringa affumicata. Epoche in cui si rivoltavano i cappotti e io da bambino mettevo i vestiti di mio fratello rattoppati. Quindi, siccome buttare via le cose, comportamenti sbagliati, facevano la differenza se non tra vita o morte almeno tra mangiare o stare digiuni, ovviamente la reazione era ugualmente drastica. Anche oggi, scommetto, il genitore si alzerebbe dal divano se fosse digiuno e se non ci fosse in riscaldamento.






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  4. te lo dico così in mezzo alla cucina:
    dal frutto conosci l'albero

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    1. Difatti. Devi vederlo adesso...un piccolo lord.
      ;P

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  5. Leggo che ognuno ha le sue verità e, non avendo figli, immagino un po' di ragione per ognuno, non sono comunque cieco ne', credo, insensibile, sembra anche a me che ci siano molti più genitori che preferiscano "spalleggiare" i propri figli, piuttosto che accollarsi una posizione scomoda, ma anche insegnanti che gettano la spugna, preferendo spesso toglierseli dinanzi, gli studenti scomodi. Certo sono tempi di una permissività, a mio avviso, eccessiva. Siamo una generazione vissuta nel benessere, spesso lontana da qualsiasi sofferenza. Forse questo non aiuta a forgiare, e neanche ad educare. Ma sono punti di vista, di uno che non è neanche genitore, ma figlio si, di genitori tosti.

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    1. Ecco, era quello che cercavo di dire sopra, a Lorenzo. Spalleggiare a prescindere, sostenere ad oltranza...

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  6. Giusto ieri parlavo con un'amica.
    Mi diceva: grazie a dio quando tornavo a casa strafatta a 17 anni i miei genitori erano lì. Sono sempre stati lì. Seri o scherzosi, superincazzati o preoccupati, c'erano sempre. Come sempre dovrebbe essere.

    E ora la mia amica sta che è una meraviglia.

    Poi diceva, parlando di un'altra ragazza:
    Non capisco come possa un padre dire a sua figlia "Hai dei problemi? Vattene da questa casa!"

    E succede. Succede spesso che proprio quelli che più avrebbero bisogno di sostegno vengano abbandonati a loro stessi o addirittura allontanati.

    E' che, come dicono, non basta fare un figlio per diventare genitori. Molti non hanno alcuna voglia di diventarlo, non hanno voglia di sforzarsi, che già hanno i coglioni pieni di altre cose, il lavoro orrendo, la moglie che parla sempre, il marito divanaro, la vita. E' Brutta gente.

    Disgusto.

    ...Che il problema di base immagino sia sempre quello, anche coi bimbi bulli. "Io non so più cosa fare con mio figlio. Mi arrendo. Maturerà. Cambierà."

    No.


    Però, una cosa diciamola. "In questi giorni di bulli e vittime" non si può sentire. E' sempre stato così. Sempre. Il più grosso prendeva per il culo e picchiava il più piccolo. A scuola, negli sport, in montagna con il catechismo, addirittura al militare, quando non parliamo più di bambini ma di adulti.

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    1. ho scritto un botto ma ne ho ancora un pò! Leggendo il commento di Franco ho pensato che effettivamente, per esperienza personale, ho visto pochissimi genitori che cercano di capire i comportamenti del figlio. Solitamente ci sono gli ultraseveri, che ogni volta che succede qualcosa lo educano a mazzate, lo legnano o lo mettono in castigo (e sono quelli che, superato un certo limite, gli dicono "Vattene da questa casa") e quelli che, al contrario, cercano sempre una giustificazione (si ma l'ha fatto perchè. Ok, ha mosso le mani ma è stato provocato, etc etc).

      C'è una soluzione? No.

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    2. Aspetta. Certo che i bullismi, i nonnismi e altre forme di prevaricazione sono sempre esistiti, ma erano i bambini ad essere diversi. Più forti. più autonomi, meno vulnerabili. Li educavano, ci hanno educati, in modo diverso.
      Bill, se la maestra mi faceva il pippone o mi dava l'esercizio extra per casa, perchè durante la lezione avevo chiacchierato, mi guardavo bene dal dirlo a mia mamma. Che poi mi beccavo il bis.
      Adesso prima di prendere una posizione, un insegnante ci pensa mille volte. Prova tu a dare due compiti supplementari...hai il genitore agguerrito sulla porta dell'aula la mattina dopo (se non osa chiamarti alle otto di sera).
      Capisci cosa intendo. Stanno in una palla di vetro. Non escono mai da soli, sono sempre servo assisititi, non gli si chiede aiuto in casa. Come vuoi che reggano le vessazioni di un bullo?
      Dall'altra parte è anche giusto che si sia focalizzata l'attenzione sul fenomeno (secondo me comunque in crescita...l'aggressività non trova più piazze e luoghi e contesti per esprimersi CONCRETAMENTE: io sono stata una vittima e non osavo dirlo a nessuno, probabilmente ora mi sentirei libera di chiedere aiuto...

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    3. Ok, io valutavo solamente altri lati della faccenda.

      Allora la soluzione ce l'ho. Facciamo dei corsi per genitori. Li organizzo io. E lo stato li rimborserà a quelli che dimostreranno di non essere pessimi.

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    4. Non avete nessuna saggezza da dare ai genitori, siete elementi dello stesso insieme. Come dimostra l'incipit del
      "... grazie a dio quando tornavo a casa strafatta a 17 anni i miei genitori erano lì." Già che ci siamo, gli stessi genitori potevano anche accompagnarla e assistere mentre si strafaceva. O che bello o che saggio, o che educativo.

      Nessuno qui dice che essere "strafatti" è una cosa da coglioni, vedi sopra sui comportamenti condizionati, è semplicemente qualcosa che esiste e pre-esiste, è "normale", cioè è dritto, è corretto.

      Quindi, cosa fa il genitore del figlio coglione che torna strafatto? Niente, idealmente si strafa anche lui. Strafacciamoci tutti insieme, in un abbraccio amorevole anzi poliamorevole, se consideriamo che con "genitore" mica possiamo rifarci al vecchio stereotipo biblico del padre e della madre, dio non voglia, coniugati. Allora diciamo cosa fanno le persone che hanno la tutela legale del minore che torna nel luogo di abituale residenza strafatto? Eccetera.

      Siete parte del problema, non la soluzione.

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    5. Era una battuta Lorenzo, quella di Bill. E la mia idem.

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  7. Io non ho figli. Ma so quanto costa educare teste dure. Lo vedo e l'ho visto in casa mia, con mia madre e noi quattro figli.
    Essere un genitore non è facile, non esiste mestiere più difficile. L'unica cosa che ti prepara è l'educazione che hai ricevuto dai tuoi genitori e certe volte non basta neppure quella: essere genitore va oltre ogni pedagogia, oltre ogni tradizione familiare, e certe volte anche oltre il rigore assoluto e la sensibilità assoluta.
    A proposito di bulli, prepotenti, e bimbi scostumati riporto un detto napoletano: ''Dimme a chi sì figlij e te dico a' chi assumiglij.'' E cioè, dimmi di chi sei figlio e ti dico a chi somigli.
    Questo per dire che i figli sono il riflesso dei loro genitori. Probabilmente, i bulli e i bambini con comportamenti singolari non hanno avuto la stessa tenacia di genitori come te nell'educare e nel far comprendere ciò che va bene e ciò che non va bene.
    Ammetto che il discorso è troppo rigido, ammetto che non è sempre colpa dei genitori, eppure a parer mio il detto vale nella maggior parte dei casi.

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    1. *Probabilmente, i bulli e i bambini con comportamenti singolari non hanno avuto genitori come te con la stessa tenacia nell'educare e nel far comprendere ciò che va bene e ciò che non va bene.
      (Ho sbagliato a scrivere e non potevo modificare!)

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    2. Non è rigido...è equilibrato.
      Aggiungo che questo tempo (di Facebook, di Twitter, di relazioni virtuali), non aiuta i genitori...distrae, porta via, e se non sei ben saldo, basta un niente...

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  8. Tutti in piedi: applausi! (Bravissima)

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  9. Coi bambini (e anche coi ragazzini) bisogna essere ottimi attori: pensare con indulgenza, comportarsi con adamantinamente corretta fermezza. Ad ogni costo evitare le ambiguità e le sfumature, ché i bambini (e anche i ragazzini) sono solitamente manichei -- bianco e nero, giusto e sbagliato, niente vie di mezzo -- la loro inesperienza non permette altro anche quando sono bene intenzionati.

    P.S. Ho conosciuto, per mestiere, ben più di tremila ragazzini. La maggior parte riusciva ad essere perfino meglio dei genitori, in alcuni casi parecchio meglio e nonostante i genitori. Alcuni di quei ragazzini mi sono però parsi, anche se non è bello affermarlo, marci dentro oltre ogni speranza di miglioramento. Eh, già, ci sono anche quelli, anche se la nostra mitologia vorrebbe il contrario.

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    1. il cinismo di quel "marci dentro oltre ogni speranza di miglioramento" riferito a dei ragazzini è qualcosa di oscenamente meraviglioso.

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    2. Hai ragione MrKey, è proprio così, i bambini sono per le scelte decise.
      Se chiedi a loro di valutare quali conseguenze dovrà pagare chi infrange una regola, credimi, diventano intransigenti e terribili.

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  10. Per me hai fatto benissimo a dirgli quella frase senza attenuanti:"non deve succedere mai più".
    C'è bisogno di sapere che ci sono limiti invalicabili e valori non trattabili.
    Non ho figli...ma sono terribile e quando mi imbatto in certe cose son capace di dichiarare guerra per conto di altri.
    Non ho figli...ma sono così da sempre.

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    1. E così mi piaci.
      Poi non credo che chi non ha figli abbia poca chiarezza. Magari se li avesse, smusserebbe un filo, ma quando sei saldo porti avanti comunque il tuo pensiero (figli o non figli).

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    2. cioè?
      ti riferisci alla risposta che mi hai dato o- magari!- vuoi dire che hai qualcosa da proporre per la catena?

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    3. Ti citavo, riferendomi alla mia sintassi 😂
      Per la catena, non mi sento all'altezza... 😁❤

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    4. tornando al tema del post e in risposta alla tua risposta (bella sta ripetizione, eh?), devo dire che ho precisato per due volte "non ho figli", seguito da tre "insinuanti" puntini di sospensione, proprio per non inciampare nella classica precisazione rivendicativa tipica di certi tutori morali della genitorialità, (quanti me ne sono capitatI e capitatE, più capitatE che capitatI in verità!).
      Ovviamente, biondona, non pensavo affatto a te, che hai risposto come immaginavo: la tua è una testa più libera della media, hai voglia! e ne devi essere fiera!

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    5. la tua sintassi? sei troppo concreta per perderla di vista!

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  11. Il problema del bullismo oggi è parecchio sentito,
    non credo che ci siano più bulli di ieri ho idea che però ci siano più stronzetti figli di mamma magari c'è anche parecchia comunicazione in più e quindi ci pare che sia in crescita rispetto a quando andavo a scuola io.
    A me la maestra mi dava con la battecca sulle mani se ci provasse adesso si porterebbe a casa una denuncia e perderebbe il posto

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    1. I "bulli" ai miei tempi erano dei devianti ai margini della società, non erano figure carismatiche.

      L'interruttore è scattato quando la gente è stata condizionata di proposito ad assumere il peggio come meglio e all'infantilismo di cui sopra.

      Oggi la gente accorre a scattare le foto ai cadaveri sfracellati con la stessa motivazione e consapevolezza con cui mia nipote di quattro anni esaminava un piccione morto col bastoncino.

      Ergo, cosi come il bimbo di quattro anni nella combriccola di altri bimbi acquisisce meriti producendo le caccole più schifose, al giorno d'oggi adolescenti ed adulti fanno i "bulli" per acquisire meriti presso i loro pari facendo le cose che suscitano il "brivido" a livello della caccola, perché si è persa la capacità di elaborare qualsiasi cosa di maggiore complessità.

      Inoltre, ai miei tempi la reazione al "bullismo" era fare squadra. Il bullo, come il lupo, attaccava gli individui deboli ed isolati, ergo ognuno imparava che era fondamentale inserirsi in un "contesto sociale", ovvero farsi degli amici. Non era difficile perché tutti avevano bisogno di amici, quindi era un dare e avere. Oggi tutti, adulti e ragazzi, vivono sostanzialmente isolati, tanto che alle scuole superiori capita spesso che lo "psicologo di classe" (che ai miei tempi era la funzione dello scarpone del babbo) convochi drammatiche riunioni perché i ragazzi, che una volta bigiavano per andare al parco, hanno difficoltà a socializzare tra di loro. Per forza, se gli si scarica la batteria sono praticamente morti e gli viene una crisi isterica.

      Il "bullismo" tra l'altro è diverso per le stesse ragioni. Una volta ti pestavano se non gli davi la merenda. Adesso ti ricattano sui servizi Web (che i coglioni chiamano "social") oppure si limitano a sputtanarti senza alcun ritorno, solo per il gusto di accanirsi (vedi alla voce caccole).

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    2. I gruppi di uazap ce l'hanno insegnanti, genitori, studenti, criminali e bulli. Mi chiama un mio ex commilitone che non ricordo perché sono passati venticinque anni, mi fa "ti aggiungo al gruppo di uazap" e io gli dico "va bene ma io non lo lo scemofono" e lui "ah e allora come facciamo?" e io "boh, se vuoi telefonami". Ecco, diciamo che per la faccenda del bullismo, come tante altre cose della contemporaneità, si fa fatica a distinguere causa ed effetto, carnefici e vittime.

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  12. È di oggi la notizia del vicepreside di un paese della provincia di Foggia che è stato picchiato e mandato all'ospedale dai genitori di un suo studente colpevole di averlo tolto, prendendolo per un braccio dalla fila di studenti in cui era; visto che continuava ad infastidire un suo compagno.
    Queste cose succedevano quasi quotidianamente ai miei tempi...
    Ma che ne posso capire io.

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    1. Guarda...una notizia che accresce questo senso di impotenza...

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La vita è così, stupisce

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