venerdì 22 settembre 2017

Due paia di occhi

Insieme viene dal latino volgare insemel, che a sua volta deriva da insimul (nello stesso tempo).
Quindi insieme ha a che fare con la simultaneità. Allora non basta un banale "stiamo insieme" per definirsi coppia, serve anche stare (in uno stesso spazio, quando possibile) simultaneamente. Che se due "stanno insieme" e fanno vite troppo parallele, viene a cadere il principio numero uno.
Domenica mi sono molto arrabbiata con me, e continuo a guardarmi storto. 
Ma tocca fare una premessa. Ci sono uomini/donne dallo spirito indipendente, esplorativo, svincolato, che sentono il rumore della vita anche quando c'è silenzio. Ce ne sono altri che possono attraversare l'esistenza soltanto insieme, perchè tutto si compie nella comunanza di sguardi, passi, parole.
Ovvio che gli assoluti non esistono. L'uomo asociale può apprezzare una buona e discreta compagnia, l'individuo più gregario desidera anche spazi intimi e contemplativi.
Ecco allora che in percentuale, nel solito grafico a torta, la mia natura risulta più o meno questa:

Sia chiaro, mica vuol dire che il 90% del mio tempo lo passo simbioticamente avvinta ad uno. No, perchè io sto parecchio in relazione e comunanza anche per lavoro. Che i bambini ti abbracciano, ti fagocitano, ti danno baci molto bavosi e questo colma assai il mio anelito alla prossimità.
Poi ci sono i figlioli. E le amiche. E la mia mamma, che però è lontana. 
Ma tanta roba resta vacante, e quella inevitabilmente si posa sulla testa dell'uomo che amo. 
Il caso vuole (ma una mia terapeuta diceva che la vita ci pone sempre delle nuove sfide, sta a noi accoglierle o dribblarle) che lui appartenga alla categoria sopra citata uomini dallo spirito indipendente, esplorativo, svincolato, che sentono il rumore della vita anche quando c'è silenzio.
Insomma un bell'affare.
Così domenica per una serie di concause, mi sono ritrovata a mettere parole a questa mia esigenza di guardare le cose con due paia di occhi, di affacciarmi ovunque sul mondo spalla contro spalla, coi pensieri che si leggono e le storie che si raccontano. Di mostrare qualcosa col dito, anche in silenzio, di seguire il dito di un altro che mostra, e sentire che lo stupore e la bellezza si dilatano nelle cassa di risonanza delle bocche schiuse. Di ritornare verso casa un po' confusi, un po' arrossati, di fermarsi a bere una Guinnes allungando le gambe sotto il tavolo e pensare a cosa buttare su per cena.
E mentre dicevo, piangevo e piangevo forte, che ero così affranta d'esser fatta come il grafico qui sopra, e di non provare quel piacere nel fare le stesse cose da sola. Che si può fare le cose belle assieme e poi anche da soli, ma non mi entra in testa neanche se me lo sbatto giù col martello. 
Perchè il 10% lo raggiungo in un attimo. Calcolando il percorso casa-lavoro, è quasi già andato.

49 commenti:

  1. La vita reale non segue le regole del calcolo delle probabilità. L'imprevisto è sempre in agguato.
    Io dal fidanzamento alla morte, passando per il matrimonio, non ho mai "tradito" mia moglie.
    Questo non mi fa sentire meglio di chi afferrato dal vortice della passione l'ha fatto.
    Dico questo perché 3/4 volte sono andato vicino all'evento. Perché nessuno è monogamo per natura, ma solo per scelta.
    L'ultima volta era solo con la mia segretario. Era tardi, sera inoltrata, e dovevo finire e determinare i parametri valutativi di una gara d'appalto importante.
    Si è seduta accanto a me e convergendo verso il monitor sono cominciati gli sfregamenti dei corpi. Ormai il coinvolgimento era così forte che nulla avrebbe potuto la ragione. Improvvisamente suono il campanello dell'ufficio. Mi alzai di scatto e aperta la porta non c'era nessuno. Salgo e scendo le scale le e non ho incontrato persone. L'ascensore era fermo al piano di sopra. La ragazza mi disse: "Augù, per me sarebbe stato un piacere perché mi piaci e di mio marito non m'importa niente. Per te è diverso. Per una vampata di sesso avresti distrutto la tua vita. Ora sai che mi piaci, cerca di starmi lontano".
    Eppure non sono un uomo dallo spirito indipendente, esplorativo, svincolato, che sente il rumore della vita anche quando c'è silenzio. Quando mi sono sposato durante la celebrazione del matrimonio mi giravo sempre a guardarla, bella e splendente di grande candore. Io ero il suo primo amore. Più la guardavo e maggiormente pregavo di ricevere la grazia della fedeltà coniugale. Tanto intensamente da arrivare quasi al pianto.

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    1. Ma questo slancio al "contatto" va oltre la questione tradire o non tradire. Io ho tradito, in un'altra vita, sono stata tradita.
      Ora sono qui con un bagaglio nuovo e nuove solidità. Ma questo mio essere prossimale, resta quel che è.

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  2. Due paia di occhi. L'anima che si squarcia, la pelle che si asciuga, le mani come lucertole a scappare veloci.
    Bellezza e stupore, chiaroscuro e curiosità:
    "e poi viene l'autunno e come si fa a non piangere?"

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  3. Per me la torta sarebbe all'opposto: 10% sociale e 90%... lo capisco al tuo lui. Mica tutti possiamo fare gioco di squadra, giocare o allenare... io,no! Ciao Joy! :)

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    1. Ehi... ciao :)
      Ma io non mi lamento di nulla, sia chiaro. Se di qualcosa piango, piango per come son fatta. Vorrei io quella natura indipendente ed espolorativa...
      Posso chiedere chi sei?

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    2. L'avrai già indovinato, credo, spero! :)

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  4. Sapessi che pesciata mi sono preso, sabato, per aver "dimenticato" di coinvolgere la dolce metà.
    Spesso è una questione di sensibilità.
    Anzi, quale spesso. Sempre.
    I maschietti in genere non ci fanno proprio caso. Almeno io, per quanto esperto, ci casco ugualmente.
    Ragiono, traggo conclusioni e... Paffete. Bordello.
    Devo sempre forzarmi e mettermi "in her shoes". Ma qualche volta la storditezza prende il sopravvento.
    Non è cattiveria, non è nemmeno mancanza di considerazione.
    È proprio assenza di sensibilità. A parti invertite non succederebbe nulla e questo, a noi maschietti, ci frega.
    Non abbiamo tale muscolo allenato.

    Se posso dirtelo, l'unico modo per trattenere uno come noi (pretenzioso, me ce metto in mezzo pure io) è lasciarci andare. Tanto torniamo sempre.

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    1. Vedi Vip, io non trattengo mai. E' vero che si è in due, e due sono i bisogni da esprimere. Quindi in generale, il discorso "lasciare andare" va bene se per entrambi è una buona cosa. Nessuno deve perdere troppi pezzi di sè.
      Tocca modulare, cercare equilibri, e noi siamo sempre piuttosto attenti in questo, abbiamo imparato.
      Una storia riuscita è quella in cui si cerca sempre di sintonizzare le frequenze. Quando si smette (e parlo per esperienza) difficile tornare indietro...

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  5. Se cerchi gli equilibri sei già sconfitta.
    Devi vivere tranquilla, dare tutto e senza percentuali.

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    1. Intendevo l'equilibrio del dare e del chiedere Gus... Accogliere ed esprimere.

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    2. L'equilibrio si controlla in sede di consuntivo. Metterlo in preventivo è una perdita di tempo. Non siamo robot. Un giorno devo dare di più io, un altro dovrà farlo lei.

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    3. Non è calcolato... La vibrazione detta le regole. Ma ogni individuo, se non "si pensa" connesso (e serve a calarsi nel qui ed ora), tende a far prevalere il suo ego. Vale per lui con per me e per qualsiasi imperfetto (e meraviglioso) essere umano. Quindi tenere alta la soglia dell'attenzione (verso se stessi e l'altro) per me è imprescindibile. Ed esula dalla spontaneità e dallo slancio, che mai devono mancare...

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    4. Hai un foglietto dove scrivi ogni giorno il punteggio delle vibrazioni da 0 a 10?
      E' sbagliato.

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    5. Nn sarebbe nella mia natura Gus...basta leggermi per capire.

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    6. Non cadere nella trappola della semplificazione Gus.
      Preventivi di stare bene assieme e di lavorare per questo. Poni attenzione ad ascoltare l'altro anche quando e forse soprattutto hai la giornata storta, ti metti nella predisposizione d'animo di cogliere le vibrazioni di cui parla Gioia.
      E se questo non lo preventivi non vai da nessuna parte.

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    7. Gioia, ognuno di noi non è quello che crede di essere ma quello che gli altri vedono. E' complicatissimo auto-valutarsi. E' come lo studente che è sicuro di essere preparato, mentre il prof pone domande e lui non sa rispondere.

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    8. Allora...complicato questo scambio. 😊 Provo a schematizzare. Tu mi chiedi se tengo nota delle vibrazioni, che sa tanto di ragioniera. Io ti rispondo che non lo faccio e non lo farei perché non ne sarei capace...la mia natura non è quella. Quindi forse non capisco il tuo commento...

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    9. Pronto a capirti. Spiegami cosa intendi per "La vibrazione detta le regole".

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    10. Sono l'amore e la tensione verso l'altro a dire quando lasciare spazio...quando chiederne...quando accogliere e quando farsi accogliere. Ma come dice Alahambra, la spontaneità va a braccetto con la grande attenzione che é importante porre al tutto...

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    11. Quindi Vibrazione=Tensione e Amore.
      Ritiro la mia obiezione.
      Non avevo capito il tuo commento.

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  6. Io sto bene da solo soltanto se ho intorno mia moglie
    se ho intorno tutti gli altri sto bene anche in compagnia.
    C'è una definizione per questa cosa?
    Credevo di essere io il tuo amore invece scopro che è un altro
    porca miseria ma chi cavolo è quest'altro?!
    Monella mia ma perchè vai a tormentarti per ste cavolate
    ma non ti riesce proprio di vivere serena
    sola o in compagnia in contemporanea o in differita
    ma sta un po' buona e tranquilla che è meglio per te e per lui.

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    1. No no...stai sereno, non mi tormento. Sono solo constatazioni... consapevolezze...

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  7. Avrei potuto scrivere io questo post. (Per i contenuti eh, che la tua capacità di scrittura me la sogno).
    E niente, ho pianto infinitamente il primo anno assieme, che ero molto giovane e proprio non capivo che non aveva niente a che fare con l'amore o con la sua assenza.
    Ho pianto tanto l'anno successivo, che continuavo ad essere giovane e mi detestavo per non riuscire a sentire quello che la testa mi diceva.
    Ora di quando in quando piango perché oh... la natura mia quella è e per quanto lui mi copra di attenzioni a volte vien fuori la mia fragilità su alcuni nervi scoperti. E io da sola non ci so e non ci voglio stare, voglio condividere io, voglio espormi ed essere scoperta.
    Lui invece basta a se stesso proprio tanto...
    Come si fa? Buh, in qualche modo si fa :*
    Credo.

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    1. Si era detto...separate alla nascita ❤

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  8. Se basta a se stesso significa che è forte e può prenderti nelle sue braccia. Se tu non fossi fragile non avresti l'occasione di essere abbracciata.

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    1. Aspetta, io non sono affatto fragile. Se lo fossi soccomberei inevitabilmente alla sua personalità e sarebbe un rapporto destinato a fallire per forza di cose.

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    2. "Ora di quando in quando piango perché oh... la natura mia quella è e per quanto lui mi copra di attenzioni a volte vien fuori la mia fragilità su alcuni nervi scoperti. E io da sola non ci so e non ci voglio stare".

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    3. Ho chiesto a mio marito se gli sembro fragile; mi ha risposto che non è un aggettivo che gli verrebbe in mente in relazione a me. Ora, se è vero che siamo come gli altri ci vedono... (e avrei moooooooolto da obiettare pure su questo :))

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    4. Ala, il fragile è partito da te. Il mio commento era una tenerezza nei tuoi riguardi, nel senso che intendo per fragile una perdona molto sensibile e non una persona debole.
      Ciao.

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  9. Mi è venuto in mente perché faccio fotografie: perché altri vedano. Perché io già le vedo prima di fotografarle, le mie foto. Io le vedo ad ogni istante.
    Ecco.. vivere in due è fotografare per il tuo compagno/compagna.. affinché veda quello che vedi tu, ed entri a scartabellarti dentro, a spulciare nella tua camera oscura. Un 90 per cento al quale si aggiunge felice anche quel 10 solo nostro... :)

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    1. Sai che tempo fa avevo avuto lo stesso pensiero? Pure io faccio foto...é molto vero.

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  10. Valgono gli occhiali come altro paio d'occhi? :D
    Scherzo... e ti capisco. Forse anche io sono 90-70% insieme 10-30% da sola...
    Bello che un altro paio d'occhi, comunque, esista. Anche se è un 10% insieme 90% da solo... alla fine, è anche la qualità di quel 10% in comune...

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    1. Questo della qualità é un bel tema. Concordo. Però io vorrei tanto tanto e bello bello... ❤😁

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    2. :D

      Non ci crederai, è quello che vorrei anch'io... nel mio caso è parecchio complicato.
      Però, sono due ore che sorrido, proprio perché ho ricevuto una mail bellissima. E penso che il tempo, lo stato d'animo con cui quella mail è stata scritta vale tutta la tribolazione d'animo dei giorni passati. Lo stato attuale della possibilità di condividere qualcosa con chi quella mail me l'ha scritta è forse 0.01% contro il 99.99% da soli, ma la sua qualità è stupefacente.
      Non me ne capacito di questa cosa...

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    3. Quanto mi piace questa notizia!!! Goditi ogni parola di quella mail e addormentati ripetendola a fior di labbra.
      Ti abbraccio fortissimo...

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    4. :)
      In realtà, a dirla tutta, non sono le parole che più avrei voluto sentire prima di leggerla, ma sono parole sincere, dette con il cuore, che sono la risposta a quanto avevo chiesto. Insomma, mi sono preziose anche se vorrei ci fossero aggiunte altre parole (che invece non ci sono), ma va bene così. Insomma, mi hanno dato evidente sollievo e, anche stamani, sorrido.
      Nel mio caso, appunto, è così, e non posso fare altro che esserne felice... Ma il mio caso è un po' estremo (qualcosa di normale, mai!) e di sicuro, per chi sta insieme e si può vedere ogni giorno, ci deve essere anche abbastanza tempo insieme, e di qualità. :D

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  11. Mi ha fatto tenerezza questo post. Io sono entrambe le cose. Mi piace stare col mio compagno e fare le cose insieme a lui ma amo molto anche i miei spazi di solitudine, quelli in cui mi svincolo da tutto e letteralmente scappo. Quelli sono attimi personali ma in realtà non escludono la persona che si ama. Se il tuo lui mentre fa certe cose è felice, renderà felice anche te non appena rientrerà a casa. Un abbraccio.

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    1. Certo...io RAZIONALMENTE lo so anche...😉

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    2. Il problema è che vorrei essere altrettanto felice facendo delle cose in autonomia...

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  12. ohi, io sarò esageratamente pratico ma questo post non l'ho capito. e l'ho letto due volte.....

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    1. Ma come...Fra!!! Io voglio "stare tantissimo insieme", lui ne ha meno bisogno perché per sua struttura si basta molto. Ma non per questo mi ama poco.
      Io che tendo alla prossimità fisica e mentale, che altrimenti non godo delle cose (come lui invece sa fare), mi rammarico e me ne dolgo.

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  13. Io avevo capito subito. Per questo ti agiti e fai percentuali. La percentuale del friulano sarà 10 insieme, 90 da solo.
    Non stupirti. Il mio approccio al blog è 100% didascalico.

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  14. uhm già hanno detto tutto... per la torta direi... fai una Gubane e piantiamola lì...

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    1. Come quando ti interrogano in due: "ma prof, ha già detto tutto lui!" ;D
      Nom mi piace l'uvetta sotto spirito...meglio qualcosa con la cioccolata.

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  15. Gioia, com'è diventato complicato leggerti.

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    1. Mi spiace di essere poco "leggibile" Marí...ma come sempre, scrivo quel che sono. Sarò un po' aggrovigliata... 😊

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  16. Non riesco ad inserirmi in questo dibattito, forse perché parto da una posizione opposta alla tua, carissima: io sono per natura e per esperienze accumulate, estremamente indipendente.
    Eppure, tanto per dirti, le persone cui sono stata affettivamente più vicina, tutte, prima o poi mi hanno detto che si sentivano sempre affiancate da me, (detto positivamente, non nel senso di oppressione), anche se ero lontana.
    La mia indipendenza è sicuramente nata con me, ed è cresciuta favorita da un'educazione molto sui generis, quella di una madre forte e responsabilizzante.
    Difficoltà ne ho avute, forse anche un po' più della media (giuro, non lo dico per suscitare compassione), ma in me è rimasto sempre acceso uno spirito di sfida, una voglia di farcela anche laddove la volontà poteva, realisticamente parlando solo in parte (in particolare mi riferisco alla malattia).
    Mi hanno detto più di una volta: "ma tu non ti rassegni mai". Ad uno di questi, persona a me più vicina di tutte, una volta ho risposto "è la mia fortuna, ma anche la tua".

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    1. Scusa Sabina...mi era sfuggito il commento :)
      Credo davvero che l'indipendenza e il suo opposto, la necessità di essere "prossimi", nascano proprio con noi, come dici bene tu.
      Poi si sa, la vita fa il suo. Non mi sembrano più come punti di forza o debolezza, ma semplicemente modi diversi di stare al mondo.
      Sicuramente lo spirito indipendente ha più occasioni di godere delle cose...e di questo un poco mi rammarico.

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La vita è così, stupisce

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