mercoledì 8 giugno 2016

I wish


Insegno per scelta in una scuola in cui si riconoscono e si nutrono i talenti individuali. Sei bravo in matematica, ti destreggi con il calcolo e maneggi i decimali come fossero caramelle? Allora in seconda potrai fare la radice quadrata. Sei uno scrittore in erba? Ti sarà data la possibilità di uscire dal testo stereotipato e infantile, di incontrare i grandi "autori", di produrre racconti, trame, storie. Magari anche un libro autoprodotto che potrai leggere ai compagni.
Ho sempre pensato che questo valorizzare l'individuo dovesse andare a braccetto con una consapevolezza dei limiti, con un'attenzione rispettosa dell'altro e di quanto ci sta intorno.
Come dire, riconosco la tua genialità e la tua bellezza, ma sappi che non esisti solo tu, che vivi calato in una realtà fatta di altre individualità (umane e non) degne di altrettanto stupore e ascolto.

Ma qualcosa non torna. Porti i bambini al museo e mentre un addetto illustra con passione ed entusiasmo gli oggetti presenti nella stanza, li osservi. Uno sbadiglia. L'altro pone domande complesse, troppo complesse, così complesse da essere insensate, fuori luogo (ma cosa vorrà dimostrare?). Uno interrompe, fa rumore, come a cercare sguardi. L'ultima, alla quale faccio segno di tirar giù la scarpa da una sedia antica, mi chiede col labiale "ma perchè??", senza dare cenno di aver compreso il mio gesto eloquente.
Sono tornata a casa con la testa piena di domande. Dove si sbaglia? Perchè faticano a decentrarsi, a cogliere quanto ruota, respira, si muove, intorno a loro?

Poche ore dopo, attendo il mio turno nella sala d'aspetto del dentista. Scrivo un messaggio alla collega-sister.
Sono avvilita amica. Oggi ho le mani vuote.
Qualcuno occupa la sedia a fianco.
"Ciao".
Lo guardo distratta. Ne stimo l'età al volo: sette e mezzo.
"Ciao", rispondo.
"Come ti chiami?", mi chiede.
"Gioia. E tu?"
Si chiama Marco, probabilmente dovrà mettere l'apparecchio. La mamma e il papà stanno facendo richiesta per il finanziamento. Dice che sono operai, e lavorano sempre. Racconta che la sua mamma sceglie per lui sempre le cose migliori. Per esempio ha deciso di non mandarlo a scuola in paese, perché lì c'è una maestra che si fa le unghie in classe, e con le stesse forbicine poi taglia il sacchetto delle caramelle che distribuisce ai bambini. Ridono gli occhi rotondi dietro le lenti un po' spesse, mentre esclamo "orrore!".
Fa la seconda. Snocciola tutto quello che ha imparato quest'anno, orgoglioso.
"E le paroline capricciose? Non le avete fatte?", dico.
Mi squadra, mi misura, sorride. "Ma sei una maestra? Non sembra".
E' tra i più bravi, mi spiega, solo una volta è finito fuori dalla porta. Che se ti capita, devi stare fermo con la schiena poggiata al muro.
A questo cuor contento, tutto pare bello, desiderabile, degno di nota. E' curioso ma non invade, è interessato e  chiede con garbo,
Mi chiamano, devo andare, quasi mi dispiace.
"Ciao Marco. Grazie per la bella compagnia".

Marco ha poco. Dal poco nascono desideri, e i desideri muovono sogni, e i sogni richiedono mani lievi, parole composte, occhi accesi.

34 commenti:

  1. Sai, non ho troppe parole al momento... mi dispiace che eri avvilita. Però forse può capitare, che siano centrati solo su sè stessi. Certo hai ragione, occorre che anche imparino a recepire quanto è al di fuori di loro.
    Bellissimo il bambino che hai incontrato dal dentista! (Ah, i bambini dicono sempre la verità, sono bellissimi!)

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  2. Credo sia generazionale...un' era avulsa, troppo lontana dal vero, opulenta. Non fanno neanche in tempo, a desiderare. Mi é sempre più chiaro, come genitore e come insegnante, che l'unico rimedio é legato alla parola "meno".

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  3. Proprio vero: il desiderio azzerato, anzi, il tempo del desiderio azzerato produce noia, di quella brutta però, e genera mostri.
    Arrivare ad avere le cose, sapendo cosa costa a chi te le procura perché ti ama è già una lezione fondamentale di vita.
    E poi bisognerebbe insegnare il valore d'ogni piccola cosa: penso alla bellezza di un soffione, per esempio, e alla sua caducità...ma come sono giunta a questo esempio un po' strampalato davvero non so.
    :-(

    Sai, Gioia, a volte penso che anche certi atti crudeli di cui sono piene le cronache, (ad esempio- e lo dico con una parola che non amo- il fenomeno del femminicidio), sono solo il risultato dell'azzeramento del tempo di attesa del desiderio, perché dentro a quel tempo sta sospesa anche un'incognita fondamentale per la crescita individuale, l'incognita del "si avvererà?"

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    1. Volevo risponderti con una bella citazione di Recalcati sul desiderio...ma nel mio caos non trovo il libro. Lo cerco ancora domani.
      Comunque oggi altra donna vittima qui in regione...e trovo molto, molto vera la tua intuizione...

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  4. penso sempre alle colpe dei genitori, che crescono piccoli principini. poi penso a questo film

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    1. Me lo ricordo!!! Angosciante da morire!

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  5. non credo sia solo " il non desiderare, per il troppo", che pure ha un senso, penso che sono troppo interconnessi e nello stesso tempo soli, non svulippano curiosità perché basta un clik...
    Nello stesso tempo, basta guardare i grandi che li circondano, narcisi ed esteti, perenni giovani, che hanno sempre meno voglia di bambini e più di cagnolini e gattini.

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    1. Ecco vedi...i miei alunni non provengono da "quel" genere di contesto... Le famiglie che frequentano la scuola in cui lavoro sono tendenzialmente molto coscienti: impegnate, ecologiste, colte, e particolarmente centrate sui bisogni dei bimbi, a cui offrono continue possibilità. Troppe forse?

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    2. sì troppa...conosco i tipi, mi viene l'ansia solo a pensare come siano asfissianti.

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  6. Sarà che i bambini dovrebbero fare i bambini. Avranno fin troppo tempo per essere adulti. Invece si pretende siano dei "bravi ometti" da subito.
    Hai voglia a stimolarli se chi li circonda, io genitore per primo, è con gli occhi fissi su sti smartphone della minchia.
    E loro, spugne che non sono altro, assorbono tutto. (Ci fa pure comodo, così rompono meno).

    A me i geni precoci, comunque, hanno sempre messo tristezza.

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    1. Io li vorrei semplicemente felici. Anzi, sereni e spensierati. Anzi, bambini.

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  7. Educare, come ogni cosa importante, e' faticoso, impegnativo, ti mette alla prova.
    Puo' essere che ci sia qualche bambino che e' irrequieto in un museo: lo trovo naturale.
    Come trovere, purtroppo innaturale, che non pochi bambini, portati in montaga a camminare salite e prati e boschi, stiano peggio che in un museo.

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    1. Non ho capito bene la seconda parte Uomo...

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  8. Quali sono le paroline capricciose?

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    1. Qui quo qua ;)

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    2. Rido.
      In effetti hai studiato abbastanza.
      Sono quelle che suonano come quo ma si scrivono con "cuo": scuola, o cuore per esempio...

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    3. È che ne ho un paio alle elementari ;)

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    4. oh ma quanti figli hai ? :P

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    5. Giusto un paio :P

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  9. Ma che bel metodo d'insegnamento!
    A me (mi) avreste fatto giocare tutto il giorno,
    era l'unica cosa che mi riusciva bene.

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    1. Eh...se poi ti veniva l'indigestione di giochi...venivi ad imparare 😃

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  10. Bellissimo post

    Sulla prima parte cioè su quello che fate nella scuola io dico che siete fantastici. Io da sempre sostengo che bisogna lavorare sui punti di forza e non sui punti deboli

    Sulla seconda parte mi pare di ricordare che lavori in una scuola privata. Bimbi svegli certo ma immagino agiati se non benestanti. È inevitabile direi che abbiano tutto

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    1. No no...non particolarmente benestanti. Ma ricchissimi di attenzioni speciali...

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  11. Difficile per me questo post, molto molto difficile.
    Penso che il problema sia proprio questa centralità che viene data ai figli da certe tipologie di genitori, che poi sono quelli che tu descrivi: colti, ecologisti, impegnati. Attentissimi a non far alcunché di sbagliato e giù a leggere decine di libri e statistiche su ogni singolo aspetto di educazione e crescita. Alcuni bimbi che conosco bene hanno genitori così e so che stanno seguendo la loro natura e cercando, con molta coscienza ed applicazione, di fare il meglio che possono. A me guardandoli ed ascoltandoli però sale l'ansia e mi manca l'aria perché è troppo. Troppa attenzione, troppa preparazione, troppo figlio-centrismo, troppo tutto.
    Ci vuole anche leggerezza nelle cose e ci vuole pure che i bimbi si accorgano che il mondo non inizia e finisce con loro. Ci vuole che incomincino a saper gestire dei tempi in cui trovarsi da soli degli stimoli e ci vuole che non si diano sempre risposte a domande non ancora formulate.
    Bisogna insegnare anche il valore della curiosità e coltivarla lasciando che scoprano il mondo a loro modo, ma se il mondo vien sempre disteso offerto e spiegato in anticipo come faranno a sapere l'importanza di cogliere un dettaglio e chiedersene la ragione?
    Scusa per il papiro ma davvero per me è un punto assai sensibile questo adesso.

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    1. Capisco molto bene i tuoi dilemmi, sono i miei.
      Quale il limite fra dare e saturare? Calcola che di media una famiglia italiana ha 1,37 figli. Sono mediamente tutti unici. E Unici.
      Tanti sguardi, tante parole, spesso (come dici tu) anticipate. E quella tremenda necessità di essere genitori senza lati oscuri: mai arrabbiati, mai stanchi, mai nervosi. Come faranno questi bambini ad accogliere i loro fantasmi, se mamma e papà sono i primi a volerli eludere?

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  12. La verità (per come la penso io, sia ben chiaro)?

    la verità e che tutti hanno diritto all'istruzione minima e di base, ma pochi son portati (non per stupidità, ma per indole) ad andare oltre. Da qui tantissimi problemi.

    Ma credo questo tu lo sappia meglio di me.

    Comunque credo che aver parlato con "Marco" abbia cambiato un pò il tono della giornata che avevi avuto.

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    1. Guarda bella ragazza rossa, aspetto che arrivi venerdì prossimo. Poi forse sarò in grado di attraversare giornate dal tono più pastellato.
      Sono davvero stanca quest'anno.
      Bacini.

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  13. Tasto dolente... mantenere viva la curiosità e il piacere per le piccole (Ma anche grandi, perché no!) cose conquistate con il giusto sacrificio.

    Brutto però pensare che questo "meno" sia legato ad una situazione difficile.
    Bello sarebbe trasformarlo non in una privazione ma in un dono scelto con cura.

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    1. Bravo! Questo intendevo. Un "meno" consapevole.

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  14. Bellissimo post.
    Ci sono alcuni passaggi che vanno precisati a mio parere:Il “tutto” economico non ha mai rappresentato la via sicura verso quella curiosità intellettuale che apre la strada al sapere ( i musei per es.). I benestanti o quelli ricchi sfondati in genere sono poverissimi di cultura vera ma di certo la sicurezza economica dà molte possibilità in più per quanto riguarda gli studi e il resto. Ne approfittano in pochi, tra i nuovi ricchi sono sempre meno.
    Riflettevo poi sui due genitori operai che fanno un prestito ( di migliaia di euro lo so per certo) con relativi interessi per la finanziaria pur di permettere a Marco chiacchierone una terapia ortodontica ( sette anni sono pochini a meno che non si tratti di terapia preliminare ossea).
    Dalle mie parti nessun operaio o contadino potrebbe permettersi una cosa simile, ammesso che ne capisca il senso e l’utilità.
    Per stimolare la curiosità in genere e quella intellettuale nello specifico c’è una sola cosa da fare : adeguare l’oggetto della curiosità al soggetto che si vuole incuriosire. Studiarne le attitudini naturali, l’indole, il contesto in cui vive, e preparare un antipasto goloso. Poi il resto verrà. Un museo, una chiesa, ma anche una strada, un litorale, un bosco o una collina vanno centellinati in modo giusto altrimenti non possono essere capiti. Ci sono certamente le eccezioni, le genialità, quelli cui fai vedere un foglio e vedono tutto il libro, ma sono pochi e l’Italia è troppo diversa e complessa come geografia umana e geografica.

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    1. Dobbiamo far sì che sentano il BISOGNO di sapere. Devono volerlo quel contenuto, devono chiederlo, desiderarlo. Deve diventare un "oggetto erotico" (e non lo dico io). Noi tratteniamo a facciamo nostro ciò che risponde concretamente ad una necessità.
      Allora cosa può fare un educatore? Dare occasioni agli occhi di vedere, alle mani di toccare, alle orecchie di sentire, alla bocca di assaporare.
      Le domande allora, verranno.

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  15. Chissà perché ho pensato a ain't got no, i got life

    (Questa è una bella cover, bellissimo video.

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  16. ...fai un lavoro importante, in una scuola particolarmente stimolante... il fatto che i tuoi alunni non siano particolarmente affetti da interesse per i musei, non è assolutamente nulla di straordinario sai, non ha nulla di ché... non devi fasciarti la testa quando ti incroci con queste realtà, devi combattere per i piccoli matematici geniali nel potenziale, e con quegli scrittori in erba che potrebbero essere i romanzieri di domani... perché ci sono Marco ovunque, ma non sono per forza meglio o peggio di quelli che non sanno perché mettere i piedi sulle sedie antiche sia una cosa sbagliata da fare

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La vita è così, stupisce

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