mercoledì 26 ottobre 2016

Due note

Ospiti inattesi
Giovedì sera prima di cena fumavo in terrazza l'ultima (a volte è la seconda, altre l'unica) sigaretta della giornata. La mia resistenza ad assecondare l'arrivo della stagione fredda si palesa nella difesa tenace delle estremità inferiori, ultimo avamposto: ancora non so piegarmi alle pantofole (ma a ben pensare, ho mai indossato delle pantofole?).
Insomma ero in terrazza coi miei calzini a righe, e fumavo. Ad un tratto ho avvertito un tocco lieve, un peso molto leggero, proprio sul piede destro. E' vero che la mia terrazza si affaccia su un bel prato, che tutt'intorno ci sono campi e orti. Ma è anche vero che vivo al primo piano, pertanto ipotesi agghiaccianti non ne avevo formulate.
Ho dato la colpa al  vento. Al fatto che ero sovrappensiero. Alla mia testa matta.
Ma quando stavo per rientrare, con la coda dell'occhio l'ho visto filare. Minuscolo che pareva una noce.
Vi risparmio il resto. Reazione inconsulta, appelli, ricerca spasmodica e vana. Che poi non ero schifata, non mi terrorizzano i topolini. Ero piuttosto colpita da tanta spavalderia. Come si permetteva? Sul mio piede? Mentre fumavo? E da dove cacchio giungeva? Mica pensava di entrare in casa al caldo, no?
Sabato mattina ci si interrogava, quando aprendo il bidone dell'indifferenziata vuoto, l'ho visto sul fondo. Così piccolo e così immobile.


Ebbene non so come sia finito lì dentro, il bidone è parecchio alto e liscio come l'olio. Fattostà che ci è entrato e non è  più stato capace di saltarne fuori.
Minchia signor topo, ma perchè? Mi ha preso una tristezza signor topo, veramente.


Fastidio
Non sto qui a moralizzare, lungi da me, solo che alcune cose mi urtano proprio.
Come dire, ci sono contesti e contesti. Mostri il culo, le tette, ammicchi? E fallo pure se quello è il tuo ruolo. O fallo se non sei un pubblico personaggio che in pubblico si esibisce, se nel tuo stare al mondo non rappresenti qualcosa, qualcuno.
Del tipo. Da una pornostar ci si aspetta che metta all'aria la patata. Da una valletta di Passaparola ci si attendono siparietti, stralci di cosce e frammenti di chiappe. Da un ministro, dichiarazioni d'intenti e proposte di legge.
E da uno sportivo? Che ci aspettiamo? Risultati, bei messaggi sulla tenacia e la responsabilità, sulla rinuncia che fortifica ed eleva. Uno sportivo comunica ai più giovani che attraverso il duro lavoro si ottiene grande appagamento, che si può essere belli, famosi e riconosciuti senza per forza dare in pasto pezzi di sè, nè cedere alle lusinghe del facile guadagno. Che non è necessario posare da tronisti o atteggiarsi da veline, per ottenere il successo.
In teoria. Invece eccoli, in un'esibizione di pezzi.



Fatico a cogliere il senso, lo scopo: cosa mi dicono di nuovo, quale il messaggio sotteso? Dovrei trovare esaltante il connubio tra sportività e figaggine? Sciogliermi per la tonicità che va a braccetto con la determinazione?
Ma per favore. fate il vostro. Allenatevi, gareggiate, portate a casa medaglie e trofei. Che belli siete belli e sexy siete sexy e pure straricchi che non sapete dove metterli.
Le società sportive perdono i giovani, che non coltivano passioni, che faticano a uscire dal mucchio, a sposare un qualsiasi impegno.
Allora passate altro, trasmettete il senso profondo di una scelta pulita e svincolata, la libertà di non aderire al nulla. Veicolate che si può, che è possibile tenere chiuse le cerniere e allacciati i bottoni.
Che poi di culi e bicipiti (più veraci e meno autocelebrativi) é pieno il web.

52 commenti:

  1. Risposte
    1. Eh. Io non faccio testo.
      Mi fan sesso le parole, vedi tu.

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    2. Gioia, se così fosse avremmo trombato io e te fin dal 2014

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    3. Ho riso proprio di gusto...

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  2. Mi preoccupa più che fine ha fatto il topolino (cucciolo).

    Gli altri due (oltre al fatto che davvero non so chi siano), e il discorso mi tange in maniera superficiale, o meglio.... avendo anche Facebook e Instagram ormai ho capito la dinamica segli spogliatori seriali (sappi che al 90% ormai manco è gente famosa, la tua vicina, il tuo avvocato o la commercialista). Tanto si guardano tra loro alla fine....

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    1. Forse io non ho a che fare con i social...e mi stupisco del nulla.
      Il commercialista che mostra il pisello mi fa una certa malinconia, ma sono affari suoi. Come dici tu, lo guarderà la portinaia.
      Io dico che questi (famosissimi) sono dei simboli. E non sessuali.
      Mi pare che possano parlare con altro, ecco.

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    2. Il topolino l'ho pure sognato, cacchio.

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  3. La nostra società è cibocentrica e sessuocentrica.
    Secondo te per rimanere sull'onda della popolarità (e far soldi) cosa possono fare?

    O una trasmissione di cucina (ve ne sono un migliaio :P ) o quello che fanno...

    Io di mio non li cago.

    PS: ma il topolino lo hai lasciato libero?

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    1. Amica...l'avrei liberato subitissimo...ma lui era...deceduto. :(

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  4. capisco il tuo discorso...ma gli sponsor pagano bene, altrimenti il calciatore, che non mi è sembra abbia avuto questa grande carriera sportiva, quanto più di immagine, di cosa si sarebbe arricchito? A me fa tristezza anche Del Piero che parla con l'uccellino, per dire...

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  5. Sì, nel caso dei campioni sportivi, c'è che gli sponsor pagano e bene... poi, il trend generale è che svestito&ammiccante è meglio. Anche a me vedere la pubblicità di Beckham col pacco in vista fasciato dalla mutanda mi infastidisce un po', ma non perché è Beckham... ma perché mi farebbe fastidio vedere un qualsiasi maschio in quella posa.

    In generale però gli sportivi hanno un bel corpo perché scolpito dalla ginnastica... In un'altra posa meno ammiccante ma che fa apprezzare il fisico non mi darebbe fastidio.

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    1. Ok, fotografati in gara, o in partita allora.
      Svestito-ammiccante, come dici tu, non in questo settore per me...

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  6. Mi risulta che i topi figlino e quando la tana è piena i nuovi sciamino fuori come le api. E vanno in giro sbattendo di qua e di la. Soluzione, il gatto, che te li porta da vedere mezzi morti ogni volta che ne prende uno. Oppure, se hai una casa vecchia con qualche buco in alto, ci si installa uno strigide (famiglia di gufi e affini) e ci pensa lui a fare pulizia nottetempo, con l'inconveniente che poi rigurgita quello che non digerisce in comodi sacchetti.

    La nudità degli atleti è cosa vecchia come il mondo, pensiamo ai famosi eroi bronzei di Riace. La differenza è che ai giorni nostri alla nudità manca da una parte il contatto col divino e dall'altra la manifestazione di bellezza intellettuale. Nel mondo antico il bello era necessariamente anche buono, corpo sano in mente sana ed era manifestazione del favore degli Dei, ergo benedizione, grazia.

    Oggi è esibizione bovina, funzionale al mondo massificato e solo quantitativo nel quale si cerca di ricondurre e circoscrivere le nostre esistenze.

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    1. Aggiungerei che noi parliamo del sesso non come una normale funzione biologica, un aspetto del vivere, come mangiare e bere ma ne parliamo nella logica della iper-sessualizzazione sul modello dell'intrattenimento americano.

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    2. Mentre ti leggevo pensavo con orgoglio che so cosa sono gli strigidi. Merito dei miei alunni, non mio.
      Meglio i rigurgiti del gufo che i peli del gatto, comunque, visto che sono allergica.

      L'iper-sessualizzazione produce anche gli ammiccamenti poco divini di cui sopra, ed è aspetto su cui attualmente sbattiamo il naso ovunque. Viene da chiedersi quale vuoto la renda così in espansione...

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    3. Non è questione di vuoto ma di commercio o mercificazione. Visto che dobbiamo esistere solo per produrre e consumare, bisogna ridurci al minimo delle funzioni indispensabili. Impulso-reazione, impulso-reazione.

      Rileggi i commenti meccanico-stereotipati di questo post, con l'aggravante che è tutta gente che in teoria ha un certo "livello culturale".

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    4. Leggi questo commento.

      Basta che lo inverti e ottieni la spiegazione della attuale "ipersessualizzazione", ovvero una idea del "bello e buono" che è l'esatto contrario di quella degli antichi. Quelle che erano le antiche virtù e modelli sono diventati dei difetti, quelli che allora erano difetti, ci sono proposti come virtù, modelli.

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    5. Io manco in teoria, sono a posto quindi.
      (ma tanto qualunque cosa si possa rispondere, se a Gioa rode vedere Beckam con i kleenex nelle mutande non credo ci sia dissertazione filosofica che possa farle cambiare idea, o mitigare il disagio)

      ((fatto salvo il fatto che un blog, probabilmente, a questo ambisce: io impulso, vediamo come reagisce chi legge))

      (((my just two misearble cents)))

      ((((scusa Giò))))

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    6. miii! 'sta dislessia! "miserable"

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    7. Tutto il contrario.

      Dato che l'immagine di Beckam è una comunicazione convenzionale, per comprenderla bisogna conoscere le convenzioni su cui è basata.

      E' come ascoltare una lingua, Gioia, io, chiunque altro, si fa una idea compiuta del contenitore e del messaggio contenuto solo se conosce dizionario e grammatica della lingua.

      Mancare di teoria su qualsiasi cosa significa non essere in grado meccanicamente di capire di cosa si tratta. L'unica cosa che si può fare è prendere per buona l'interpretazione di altri, cosi come il sacerdote spiega le Scritture al volgo analfabeta, separato da secoli, distanze, usi e costumi dalla gente che le ha scritte.

      L'immagine di Beckam non dovrebbe ingenerare disagio per i dettagli immediati come il bozzo nelle mutande ma per le ragioni che ho descritto sopra, ovvero i "modelli" che ci vengono proposti o imposti.

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    8. Sopratutto perché NIENTE SUCCEDE PER CASO. Invece è tutto pianificato a tavolino e pervicacemente messo in opera.

      Faccio un esempio: mia nipote fa la terza elementare, trascorre OTTO ORE cinque giorni la settimana a scuola. Sia lei che i suoi compagni a fatica sanno leggere e scrivere e non sa ancora fare le quattro operazioni matematiche fondamentali.

      Gioia credo faccia la maestra. Chiediamoci se il meccanismo di ci ho fatto una brevissima descrizione ha senso e quali sono le motivazioni, rispetto ad esempio agli studenti greci che sedevano per terra ed erano fortunati se avevano uno stilo e una tavoletta incerata.

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    9. Sai Lorenzo che io faccio la maestra in modo atipico.
      I miei alunni si siedono per terra, nel prato, su un tappeto e intorno ad un tavolo rotondo dove confabulano in quattro. I miei alunni propongono, mettono in discussione, si confrontano con gli adulti e i pari. Arrivano pieni di "saperi" che noi maestre lasciamo emergere e tesaurizziamo, perchè il bambino non è tabula rasa. Spero di animare idee, di sollecitare domande, di far nascere interessi e curiosità. Insegno anche delle competenze, ma forse è l'aspetto meno avvincente del mio lavoro. Mi piacerebbe poter dire che i miei alunni si applicano ai problemi con pensiero autonomo e divergente.
      Questa la mia idea di educazione. Se non potessi far così andrei a raccogliere mele.

      P.s. Gli amici che passano di qui, e qui commentano, sono spesso più che delle conoscenze. Sono sempre persone di cui ho stima, leggere e profonde assieme. E come me, volte leggere, a volte profonde. :))

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    10. Mi lascia indifferente il "a volte leggere, a volte profonde". Io leggi i commenti qui. Sono ripetizioni ennesime. Stimolo - reazione.

      A proposito della "maestra atipica", ancora, interessante ma irrilevante ai fini del discorso di cui sopra. Io volevo dire che ai bimbi greci si proponeva l'ideale descritto ai nostri si propone l'esatto contrario, ovvero a loro l'ideale della "moderazione", ai nostri l'ideale del "satiro". Mentre nello stesso tempo vengono imprigionati otto ore a scuola senza che gli venga insegnato granché a parte colorare dentro le figure con 346 matite diverse.

      A margine, mi dicevano ieri che c'è un continuo furto di materiale scolastico tra i bimbi. Anche li, a me non hanno mai rubato nulla, eppure avevamo molto meno.

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    11. Non credere che unendo i puntini non esca un disegno, esce eccome. Il mio messaggio vuole essere in invito ad unire i puntini.

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    12. Unendo i puntini io vedo. I vettori che ci spingono ad agire, esprimerci, scegliere, convergono tutti nella stessa direzione. E' evidente. E questo accade quando devo acquistare la marmellata, l'auto o decidere dove fare le vacanze. Ma anche quando mi vesto al mattino o spiego a mio figlio come rispondere ai suoi insegnanti.
      Bene. Ne prendo atto.
      Rispettosa della mia pacifica natura decido che nel mio piccolo posso agire. Posso fare azioni che mi permettano di spostarmi di qualche passo, per non essere investita costantemente dal fascio di vettori unidirezionali.
      Dove vivo, dove faccio la spesa, cosa mangio, come mi pongo rispetto all'Altro, come educo i miei figli, come utilizzo i media, come mi vesto, come insegno (nel mio caso). Ebbene a conti fatti io credo di fare molto, o il meglio che posso. Quindi, sono felice. Stolidamente felice? No, perchè sono fornita di quattro arti soltanto e faccio i conti con la mia pochezza. Ma sono comunque felice e non incazzata.
      Questo non significa tapparsi gli occhi, significa vedere e agire, ma nel contempo provando a vivere col sorriso.

      A proposito dei commenti e degli amici del blog Lorenzo, io credo che uno un po' se li scelga i commentatori, no? C'è il filtro dell'affinità, per intenderci, come si fa tra amici. Io non metto commenti sulla pagina di qualcuno che solo a leggerlo mi sta sul cazzo, come non vado a cena dall'amico dell'amico che trovo un allucinante rompipalle. Io vivo il blog (è il mio modo di intenderlo, ovviamente), come un momento di scambio e incontro con chi mi ha scelto/ho scelto come affine.
      Buona giornata Lorenzo :))

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  7. Toh la Gioia bacchettona :D
    Eppure è forse l'unico settore dove ci siano più maschietti a mostrare grazie che femminucce (il calendario dei giocatori di rugby dove lo mettiamo?).
    A me fa molta più tristezza una letterina o una velina alla quale è chiesto solo quello: sei un corpo. Ridi e taci (se non ridi e ingoia). O un'attrice sulla croisette in mostra seminuda.

    A me non danno fastidio. Tanto ce l'hanno piccolo e soffrono tutti di eiaculazione precoce.

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    1. Mmmmmm...ma quella velina e quella attricetta, alle quali viene chiesto di essere solo corpo, potevano scegliere diversamente, no?

      Ma no. Fastidio a vedere corpi no. Fastidio sul fatto che il messaggio, da ovunque giunga, è ormai sempre lo stesso.

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    2. E pensare che in Arabia, invece, i volti e le parti scoperte delle donne sono oscurati. Sulla strada che dall'albergo all'aeroporto c'erano i cartelloni pubblicitari dei prodotti per l'infanzia. Mamme che tenevano in braccio neonati, alle quali era stato pixellato il volto, e il decolletè.

      Un altro pianeta proprio ;)
      (però quando vengono qui, non vedono l'ora di strabuzzare gli occhi, sallo)

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    3. ... dall'albergo portava all'aeroporto...

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  8. A proposito di vettori, non è che non si possa tener conto della Prima legge di Sodd, la quale recita: "Quando qualcuno cerca di raggiungere un obiettivo, sarà sempre ostacolato dall'involontario intervento di qualche altra presenza (animata o inanimata). Tuttavia, ci sono obiettivi che vengono raggiunti, in quanto la presenza che interviene cerca a sua volta di raggiungere un obiettivo ed è, naturalmente, soggetta a interferenze."

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  9. A veder scritto "A proposito di vettori [...]" mi sono sentita un attimo disorientata... deformazione professionale (la mia), che brutta cosa!

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    1. Dai faccio lo scostumato e la ripropongo:
      Gravity

      (non sono formule, ma è un modo per mitigare la spinta verso il basso, quando ti senti giù ;) )

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    2. Quindi è una sorta di anti-gravity :D :D

      Il mio sogno segreto è aprire una pizzeria e avere nel menù anche pizze con il nome di matematici e fisici illustri... Va beh la smetto che sto partendo per la tangente.

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    3. Beh in effetti i matematici e la matematica sono delle belle pizze :P

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    4. (ho lasciato fuori i fisici, avrai notato la galanteria, spero! ;) )

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  10. Secondo me il concetto di "scegliersi" i commentatori o che si inneschi un meccanismo di risonanza o di feedback per via della "affinità", oltre a definire un contesto poco interessante perché uniforme ne definisce anche uno relativamente pericoloso, specie in persone poco avvezze a mettere in discussione il "dato di fatto".

    Secondo te, come fai ad imparare qualcosa senza sbatterci il naso? Come fai ad imparare qualcosa senza uscire dalla tua "comfort zone"?

    Il "momento di scambio" con gente "affine" significa nessuno scambio perché nessuno ha qualcosa di differente da offrire. Casomai è un "momento di rassicurazione", dove ti vengono confermati i tuoi riferimenti.

    Ad ognuno il suo ma valuta le implicazioni.

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    1. Tra l'altro, il "momento di scambio tra gente affine" non fa che confermare le mie tesi più pessimistiche sullo stato dell'arte.

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    2. Io (nel quotidiano e qui) cerco amici tra chi sento affine. Affine non significa aderente. Mi confronto ogni giorno (nel quotidiano e qui) con persone che hanno storie, vite, età e professioni lontanissime dal mio mondo.
      Inevitabilmente imparo, inevitabilmente sposto il punto di vista.
      Magari sostituisco "affinità" con "empatia".
      Io ho abbandonato la mia comfort zone qualche tempo fa e da quel dì convivo in un sano e vitale disequilibrio.
      Ecco, quando ho intorno gli amici però, voglio empatia.

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    3. Abbe, adesso hai alzato ulteriormente l'asticella definendo i frequentatori del tuo blog come "amici".

      A casa mia serve qualcosa di più per attribuire a qualcuno il ragno di "amico". Qui non siamo nemmeno a livello di "conoscenti", visto che siamo solo lettere che compaiono su un display e, prego valutare anche questa implicazione, ognuno può sembrare chiunque. Da cui anche la tua "affinità" è solo convenzionale, consiste nel fatto che tutti scrivono più o meno le stesse cose, non è una affinità sostanziale.

      Il concetto di "empatia" descrive la capacità di identificarsi con l'altro, di mettersi nei suoi panni. Altra idea relativamente pericolosa perché sul tuo blog consiste come ho detto nel confermare i tuoi riferimenti. Tipo Biancaneve che torna a casa e trova il Lupo empaticamente vestito da nonna.

      Vabe, un paradosso dietro l'altro. Mi taccio.

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    4. In realtà alcune di queste persone le conosco...le ho viste e ascoltate. Non sono lettere che compaiono sul display.
      Quindi sono amici, sì. perchè dopo averli visti e ascoltati, li frequento via mail, al di fuori del blog.
      Ci stiamo perdendo Lorenzo. Mia mamma direbbe che stiamo facendo la punta agli spilli.
      Ripeto, frequento persone che mi piacciono. Non vado in gita con uno che mi sta pesantemente sule palle solo perchè ha una prospettiva diversa dalla mia. Mi sembra masochistico. Se mi piace qualcuno, è scontato possa pensare diversamente da me per alcuni aspetti, e che possa pensarla come me per altri.
      Sto dicendo grosse banalità che non meritano manco di essere approfondite Lorenzo...

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    5. Qui conto sei o sette intervenuti, quanti di questi conosci personalmente e consideri "amico"?

      Comunque, non stai scrivendo "grosse banalità", ti sembra per via del fatto che dai per scontate tante cose che sono opinabili e qualcuna sbagliata.

      Ma per le cose che scrivi, se io provassi ad avvicinarmi, otterrei una forza repulsiva tanto maggiore quanto più impegno ci mettessi e quanto più mi avvicinassi.

      Eh vabè. Allora mi uniformo, ecco il mio commento al post:
      Povero topolino... la tipa con le racchette non mi piace.

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    6. Direi quattro.

      Il tuo commento "uniformato" mi ha fatto molto ridere, anche se a te stridevano i denti. Non so se volevi essere spiritoso in verità, ma io ci ho colto una vena di spirito... :)

      Lorenzo. Che dire? Io sto bene. Questo scambio con te me l'ha fatto ancor più presente, nel senso che tempo fa mi sarei sentita molto stupida e limitata e incapace di fronte a cotante argomentazioni puntuali e meticolose. Invece adesso sto bene e un po' me ne frego. Non delle argomentazioni, ci mancherebbe.
      Ho trovato un sano compromesso fra ciò che "dovrei" e ciò che "posso". Agisco, quando mi è possibile, tenendo conto che altri verranno dopo di me, che ho la possibilità di fare piccoli gesti rispettosi e costruttivi.
      Per il resto cerco di vivere, di vivere e basta, di seghe me ne son fatte fin troppe.
      Questo è il mio manifesto, che non chiede estensioni e/o plauso.
      ;)

      P.s. Ma la tipa, non ti piace perchè ha delle brutte racchette?

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  11. Ma che fine ha fatto poi il topolino?

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  12. no va beh ma le urla che avrei tirato io...

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  13. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  14. Sento parlare di "comfort zone" a proposito dello scegliersi le amicizie e mi chiedo: quale sarebbe l'alternativa? farsi scassare i marron glacé oltre il necessario da persone con cui sai perfettamente che non arriverai mai a condividere nulla?
    Altro è l'ascolto e la riflessione su opinioni diverse per trarne motivo di riflessione: quella è una scelta adulta, di consapevolezza e di apertura, mentre il martellamento auto-inflitto dei marron glacé mi sa di ben altro!

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La vita è così, stupisce

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