Sette spose per sette fratelli. Lo guardai alla tv dai nonni, avrò avuto quattro anni. Ricordo perfettamente i miei goffi tentativi di emulare qualche passo, in particolare quello in cui si batte energicamente il tacco sull'impiantito.
E' inziato da qui, credo, il mio
trasporto per il musical, che ha sempre avuto il potere di condurmi Altrove. In un posto bello, dove la gente canta e batte
forte i piedi e piroetta prima di un bacio.
Poi è arrivata Mary Poppins, con il bellissimo sorriso di Julie Andrews e giù a danzare assieme allo spazzacamino intonando cristallina: "com'è bello passeggiar con te Bert, raro per davver sei tu" (la so ancora tutta, parola per parola).
A seguire il Mago di Oz, con lo struggimento che mi dava e tutt'ora mi procura il volto dolcissimo di Judy Garland che attacca una Over the Rainbow senza eguali.
Potrei andare avanti anno per anno, in una meravigliosa escalation tanto personale quanto relativamente condivisibile. Aggiungo solo che per la festa di laurea mi travestii da Satine, di Moulin Rouge e credo sia tutto detto.
L'altra sera ho finalmente visto La La Land, con Gosling e la Stone. Avevo letto le recensioni, pesato i commenti degli amici e della critica. E non so perchè ho procrastinato, forse temevo di aver perso l'incanto, l'occhio sgranato, il piedino che batte il tempo, la lacrima facile. Temevo di dover constatare, che non so più andare Altrove.
Invece non solo li ho raggiunti lassù, sopra la City of stars, ma ci sono arrivata volando, con le braccia spalancate e il sorriso fesso.
Ce l'ho ancora la chiave per Altrove, volevo dirvelo.









