giovedì 12 aprile 2018

Non li vogliamo


Stiamo spegnendo i bambini. Impediamo loro di esserci, vedere, sentire, avere domande.
Qualche sera fa, al ristorante. Dietro di noi due fratellini pigiano compulsivamente i tasti di una specie di pianola, producendo suoni stridenti. Pigiano a caso, ma la pianola attacca sempre quei due o tre pezzi di allucinante bruttezza. E una volta, e due, e dieci.
Ci voltiamo, come a far capire che gradiremmo cenare in pace, ma nessuno vuol far caso. 
Quasi in sincro, nel tavolo a fianco piazzano due ragazzini appena più grandi davanti al tablet, con un film di animazione. Ovviamente, niente cuffie in dotazione.
Ecco, al di là del fastidio, resta un sapore sgradevole in bocca. Resta l'impressione che non li si voglia sentire, con la scusa ufficiale che "si annoiano", e che "non possono stare seduti così a lungo".
I miei genitori sessantottini frequentavano una nutrita compagnia e si gozzovigliava spesso. Ho un bellissimo ricordo di quelle serate - in cui ero l'unica bambina - e del piacere che provavo ad osservare, capire e cogliere il senso delle battute, dei discorsi. Mi divertivo un mondo.
Il mio immaginario ha messo le prime timide radici in quelle storie di viaggi, amori, ricette, letture. Si sposavano, partivano, pubblicavano scritti, teorizzavano postulati. Ma anche si ubriacavano, cantavano e a volte dormivano in auto.
Pure i miei figli han sempre goduto delle occasioni conviviali, al ristorante o a casa di amici. Hanno fatto domande, riso di gusto, partecipato alle chiacchiere. Che poi, con quattro pennarelli si può disegnare sulla tovaglietta di carta e un gioco di carte fa passare il tempo, nell'attesa delle patatine. Senza isolarsi, senza perdersi.
Ecco, questi genitori del ristorante tra qualche anno andranno dallo psicologo. Cercheranno di capire perchè i loro figli adolescenti hanno tagliato con il resto del mondo, perchè non parlano e non ascoltano. Si dispereranno per quella teste chine, quelle dita febbrili e gli infiniti silenzi.

23 commenti:

  1. Sarebbe peggio lasciarli ai nonni

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    1. Non so che esperienza hai avuto di nonni Fra...io ho potuto contare su nonni molto in gamba e "vizianti" al punto giusto :))
      Anche i nonni dei miei alunni sono spesso dei punti di riferimento non da poco.
      In ogni caso io non li ho mai considerati un'alternativa quando dovevo uscire: i bambini sono praticamente sempre venuti con noi.
      Volevo solo dire che li stiamo considerando inabili, incapaci di intrattenersi per un paio d'ore...

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  2. Sono nonno e dissento, quando Bianca viene da me si diverte e fa (accentato?) cose nuove e a volte la sgrido e lei continua a cercarmi e se non ci sono è la prima cosa che chiede "Dov'è nonno?": Se non si è capaci di badare ai bambini quando si va in luoghi pubblici è meglio che non si portino, loro capiscono al volo se sono graditi o meno.

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    1. Certo che sottoscrivo i nonni!!! L'ho detto!!!
      Ma tutto sta in quel "se non si é capaci...". Esattamente questo volevo dire, che non lo accetto...

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  3. Andranno dallo psicologo, online però.

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  4. Questa mattina in metro: mamma e figlio di circa 10 anni seduti di fronte a me. Il bambino spinge con furia sui tasti dell'ipad (un gioco sul calcio), urla e si infuria per ogni goal fatto o subito dalla sua squadra virtuale. La mamma presa dal suo telefonino rimprovera brevemente il figlio chiedendogli di mettere via il tutto e di smettere di disturbare. Il figlio si lamenta dice no e continua. La mamma riprende a scrivere e a guardare il suo cell. Io scendo. Ecco.

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    1. Ecco, che senso ha riprenderlo, se poi non sei coerente e non pretendi che metta in pratica...
      Ieri una bimba di tre anni a fare la spesa con la mamma, si guardava video su youtube dal cellulare seduta nel carrello.
      Mi veniva da dire qualcosa, poi ho taciuto.

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  5. E' vero quello che scrivi, lo è nella maggior parte dei casi. Questa vita moderna ha partorito figli isolati, che se ne stanno sempre per conto loro, che guardano sempre dentro uno schermo come se fuori da quei pixel tutto fosse troppo banale, poco divertente, inutile.
    Io non so di chi sia la colpa, ma di sicuro non è un bel primo approccio con la vita.

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    1. Colpa forse no...ma io la vedo come una responsabilità dei genitori.
      La lotta è dura, senza esclusione di colpi, ma se non ti armi li perdi.

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  6. ho il sospetto che alcuni stiano allevando una generazione di imbecilli, egoreferenziati ed arroganti, e comunque specchio di genitori inabili al ruolo, che demandano ad altri l'educazione dei loro figli, per pigrizia (spero) o per effettiva incapacità.

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    1. Che poi, la "demandano ad altri", ma sono subito pronti a saltarti al collo se annunci che non hanno dei figli perfetti...

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  7. E' troppa fatica star dietro ai figli, già lavoro tutto il giorno, non vorrai che anche quando vado al ristorante debba stare tutto il tempo dietro a loro? Tablet o smartphone e via.

    Odio.


    Almeno i fratellini con la pianola cercavano di creare qualcosa. E' sempre meno brutto che imbambolarli davanti a uno schermo.

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    1. Si si, concordo. Ma a volte manca anche quel coglier il contesto, nei grandi prima di tutto.
      Anni fa in Grecia, se arrivavamo in qualche spiaggetta isolata e silenziosissima, dove in genere non si trovavano famiglie o bambini, chiedevo ai miei figli di non parlare a voce troppo alta...per dire...

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  8. L'ho già scritto, secondo me il punto è che non c'è più differenza tra adulto, ragazzo e bambino, quindi i "grandi" non hanno niente da dire ai ragazzi e ai bambini, gli mettono in mano gli stessi aggeggi che usano loro, per fare le stesse cose per gli stessi motivi.

    Non è che "impediamo" ai bambini, è che i bambini non devono esistere. Mi vengono in mente le rappresentazioni antiche in cui gli infanti erano disegnati o scolpiti come persone piccole, adulti in scala.

    Questa è l'epoca che annulla passato, presente e futuro in un eterno istante presente, è l'epoca che annulla le differenze, qualsiasi. Non c'è più sopra, sotto, destra, sinistra, bianco, nero, giusto, sbagliato, uomo, donna. E' tutto "ugualmente liquido".

    Richiede una vita di sforzi titanici comportarsi in maniera difforme rispetto alla "media". Semplicemente la maggior parte delle persone non ce la può fare, anzi, non percepisce nemmeno l'esistenza del problema.

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    1. Rispetto al commento soprastante, non so se "imbecilli" è la parola giusta, secondo me si avvicineranno più a delle macchine, estremamente abili nel compiere poche funzioni elementari e impossibilitati a fare qualsiasi altra cosa. Siccome questo non è lo "stato naturale", ci sarà anche un aumento esponenziale dei malati di mente, di quelli che danno di matto.

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    2. Lorenzo: "ci sarà anche un aumento esponenziale dei malati di mente, di quelli che danno di matto".

      A spanne, direi che c'è già stato. Certo, può peggiorare. Per fortuna riguarda ancora una minoranza di individui, anche se non percentualmente irrilevante.

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    3. Eh sì, "ugualmente liquido" è la definizione più calzante.

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  9. Sono io pure insegnante. Testimonio che, pur essendo ultracinquantenne, non riesco a passare un intervallo che sia uno senza essere invischiato in conversazioni con i bambini/ragazzini. Basta parlar loro e quelli parlano con te, di tutto e di più. In effetti hanno valanghe di cose da raccontare e amano sentirsi rispondere a tono. Certo è che è compito dell'adulto, nelle situazioni informali, cercare di non essere pedante, di usare la propria esperienza senza ostentarla. E' un gioco di equilibrismi, ma può funzionare. E' pure un'esperienza che può oscillare tra l'interessante e il piacevole, con la quale si scopre spesso che le differenze rispetto a quel che eravamo noi nascono da fuori, non da dentro. Il che non toglie che ci siano momenti in cui li ammazzeresti, i ragazzetti, come accade in tutte le relazioni tra persone normali.

    Perché il meccanismo funzioni occorre sostituire le "regole" con i "princìpi", altro virtuosismo che immaginiamo (sbagliando) che non sia alla portata dei giovanissimi. Forse non è alla portata di quegli adulti che si ritengono troppo presi da questioni "importanti" per dedicare quel po' di sforzo richiesto.

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    1. Forse manca quel considerarli "persone normali"...persone degna di attenzione e rispetto, ma anche fallibili e capaci di sostenere un filo di sana frustrazione.
      Si passa dal trattarli come dei semi-dei intoccabili, ad abbandonarli per ore ed ore davanti ad uno schermo in completa solitudine...

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  10. Mia figlia ha accesso ad un cellulare, che usa per tenersi in contatto con amici lontani e con il suo gruppo di ginnastica. A parte l'inizio in cui era sempre attaccata e c'erano anche giochini, ora lo usa solo come mezzo di contatto/informazione. Non lo porta con sè, perché non ha una scheda turca, ma solo italiana. Non ho mai permesso che lo portino al ristorante o che lo usino idrante i pasti. Nemmeno io uso il cellulare durante i pasti. Se sono in compagnia, lo tengo chiuso. Se c'è ragione di dover essere contattata lo controllo ogni tanto ma, quando sono con qualcuno, il mio cellulare è via. Chiuso.

    Anche a me fa tristezza quando danno il cellulare o il tablet ai bambini in modo che si "intrattengano". Lo fanno con le migliori intenzioni, alcuni, devo dire... per esempio, i miei collaboratori che sono anche loro stranieri e non hanno nessuno a tenergli la bimba, a volte la portano con sè e, per avere cinque minuti per parlare di lavoro, le fanno vedere qualcosa sul loro cellulare... Altri lo danno facendo usare loro Apps "educative"...

    Però sono d'accordo: non è il sistema giusto. I bambini devono avere il loro spazio, e devono imparare a confrontarsi anche in un ambiente di adulti. Non stare come soprammobili, ovvio, ma partecipare. Purtroppo, pure gli adulti non sono avvezzi a parlare con i bambini. Non più. Sembra che quando uno cresce sia autorizzato a non interagire più con i più piccoli... quando, invece, è un'esperienza estremamente interessante. Un adulto che ha perso il contatto con i bambini non immagina quanto possano essere acuti, perspicaci, agili nel comprendere e nel vedere le cose senza "schemi imposti".

    Qui, a dire il vero, si vedono un sacco di bambini con il tablet alle cene...
    Ma anche, quando andiamo nei parchetti, nelle zone un po' più periferiche, vedi questi bambini a frotte che giocano ai giochi cui si giocava una volta, a palla, a nascondino, a una sorta di "acchiappino" (lo chiamano ebe-sobe qui, è un gioco semplice ma sempre attuale, uno "è sotto" e deve acchiappare un altro che "diventerà sotto". Chi non è sotto deve scappare e correre...)

    E anche, c'è da dire, che quando si va a una cena anche nei locali abbastanza chic qui trovi sempre qualcuno (altri ospiti, i camerieri, i cuochi,...) che fa le feste al/ai bimbo/i piccolo/i di turno.
    Insomma, qui i bambini sono ancora tenuti in considerazione e nessuno si sogna di infastidirsi se un bambino si alza e cammina per il locale o se bambini spontaneamente si mettono a giocare insieme... di solito, c'è sempre qualcuno che si alza e si mette a guardare che non si facciano male o che non procurino troppo disturbo giocando...

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    1. Ecco, leggendoti mi sembra che non ci siano enormi differenze, pur essendo molto differenti le culture.
      A parte i giochi all'aperto in cui qui tristemente, chiediamo ai bambini di "fare a turno", come fossero dei rispettabili impiegati in coda allo sportello del catasto. Sempre servo-assistiti...

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  11. Non saprei. Da genitore delle volte faccio fatica a capire la generezione dei ragazzi (mia figlia è anocra piccolo per esser definite ragazza ed ancora molto 'succube' di ciò che dicono mamma e papa) per I tutti motivi sopra elencati, come anche sempre per gli stessi motivi capisco poco i genitori.... però.... mia padrea e mia madre guardavano con occhi strani i comportamentei di noi ragazzi, quando eravao adolescent, mia nonno era addirttura inorridita.... quindi forse solo in future sparemo se volenti o nolenti questa è la direzione giusta per il loro future....boh ;)

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La vita è così, stupisce

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