lunedì 19 maggio 2014

Non per tutti


L'ho già detto. Con parole diverse forse. O magari in altri tempi, perchè è nel tempo che il dolore si stringe, si allunga, passa attraverso buchi di serrature. Mai lo stesso, mai grande uguale. Sembra andare, poi discreto ti batte la schiena. Lo guardi, e non sai chi è, come uno che avevi perso di vista ed è invecchiato male.
Allora capisci che non ha più la stessa forza di prima, che è stanco, ma si è fatto scaltro. Ha esperienza.
Sì, l'ho già detto. Camminare accanto a chi porta dolore, richiede fegato. 
Per alcuni è più semplice, perchè l'hanno visto in faccia, e lui non si fa dimenticare. Lo riconoscono al volo: nel tuo piegare appena la testa di lato, nella mano che porti alla nuca mentre cerchi di raccontare. Sono quelli che sanno come sfiorarti, se parlare, se tacere, quando metter su una tazza di tè. Ti offrono quello che avrebbero voluto per sè, nel tempo della battaglia. Generi di conforto.
Altri invece, non se la sono sentita. Hanno deciso di non scendere in campo, di non affilare il coltello. Resa totale: scorciatoie, maschere, mimetismo. Allora è ovvio, il tuo dolore sa di sconfitta, la loro sconfitta, e non si possono permettere di guardarti attraverso. 
E io stasera penso che carezze, parole, silenzi, tazze di tè, non mi mancano mai. Mai.
Chi resta, chi mi cammina a fianco, ha davvero le palle. 

sabato 17 maggio 2014

Semplice


Come vorrei.
Esser capace di fare come te. 
Di vedere con chiarezza, di star ferma quando le cose chiedono attesa. Osservare, raccogliere, lasciare andare, e poi dire, attraverso gli occhi e la misura.
Anche oggi. Con grazia sei venuto a parlare ai miei bambini. Del tuo orso, che poi sono tanti orsi, e che portano nomi strani. Madi, Socrate. E loro felici a chiedere. 
Ma com'è grande? E se lo incontro nel bosco? Posso accarezzarlo? E come fai, a fotografarlo?
Tu sorridi, pensi, rispondi.
Io senza pelle, da tanta gioia.
Mi dici "è tutto così semplice", e allarghi le braccia. Allora mi sembra che davvero il verde sia foglia e il bianco, pane.

mercoledì 14 maggio 2014

Piccoli segni

Succedono cose strane. Quando l'Universo ci si mette, intendo.
Al liceo avevo tre amiche. Due erano pazze complete, belle teste non omologate: tabagiste, Cabernet-dipendenti, accanite esploratrici di mondi paralleli.
La terza, che mal tollerava le prime due, era il prototipo della brava ragazza. Frangetta impeccabile, diario regolarmente redatto, mano correttamente levata per chiedere di raggiungere i servizi in caso di bisogno.
Qualcosa di loro sapevo, vagamente. Cosa fanno, dove vivono.
Insomma capita che un'amica di mia mamma, ad una cena, incontri per caso una tipa, che le racconta di sè. Studi universitari, scelta alternativa di seguire un burattinaio per un certo instabile tempo, ritorno ad una vita più sicura, più regolare. E poi l'amore, fuori dagli schemi.
E parla che ti parla, non si sa come, salta fuori il mio nome.
Quella ex cattiva ragazza, la bella valchiria bionda che con il suo generoso decolleté destabilizzava il professore di psicologia, era lì, in tutta la sua sfolgorante vitalità, a raccontare delle nostre risate, dei nostri baretti ameni, frequentati al mattino per sfuggire all'interrogazione di diritto.
Ieri mia mamma mi ha portato una busta, che lei ha chiesto di recapitarmi.
Da Gabry a Gioia, c'era scritto. E dentro, un mondo. 


I nostri biglietti fitti, quelli passati di banco in banco.
Cosa si fa oggi pomeriggio? 
Hai visto la maglia che ha oggi Carlini? Orrore!
Che sonno, adesso mi addormento, tanto la prof non se ne accorge.
E poi. Polemiche toste, con il compagno più acceso, quello sempre pronto a scendere in campo, a proporre, capire. Così acceso, che non ha retto le ristrettezze della vita, e ha deciso di spegnersi a vent'anni.
Ieri sera mi sono addormentata leggendo questo, l'ultimo.
Gioia: E' bello vivere, parlare tra noi, ridere, mangiare. C'è il futuro e tante sorprese. Chissà cosa ci aspetta...
Gabry: E se ci arriva la sfiga?
Gioia: Uffa. Allora non dico più niente di bello.
Gabry: No no, dì ancora cose belle! Che mi aiutano tanto.
Gioia: Yuhuuuu! Sii felice, amica.

domenica 11 maggio 2014

E domani, è lunedì

Ora, non vorrei sembrare una che si pavoneggia. Anzi, quanto mi accingo a dire mostra senza pietà i miei limiti strutturali, la mia natura contemplativa e il mio vissuto bradipico.
Però, come fanno i bambini a scuola quando si misurano con la mano (maestra, sono più alto io o è più alto Marco?) e millantano canestri a raffica, mi scappa di raccontarla.
Ho già detto che per me salire le vette era tutta una questione di dislivello. Difatti, non le salivo. Quando gli amici organizzavano gite in montagna, in via precauzionale mi informavo. 
Trecentocinquanta metri? Escluso. Mi porto un libro, cerco un prato e vi aspetto giù.
E tutti a spiegarmi che non conta il tempo, non conta il misurare, bensì l'atteggiamento mentale con il quale ti disponi. Ma se dopo dieci minuti di cammino non respiri praticamente più, come dovresti disporti?
Insomma sabato ho fatto settecento metri, quasi quasi. Senza misurare.
Non è che sono stata proprio così disinvolta e disciplinata nello sforzo. Potevo far di meglio.
Però che roba. Guardare, annusare, respirare. Far spazio alle forme, anche se credi di non averlo, quello spazio.
Alla fine arrivi in un luogo così...


...abitato da una donna che ha saputo trasformare il suo muto dolore in bellezza. E posa sul tavolo un caffè che più buono, non c'è.

Oggi invece, ho dato un piccolissimo aiuto alla sagra. Perchè lì si impegnano J e M, perchè ci sono stata anche l'anno scorso e perchè è una cosa che mi fa bene. Quel provarmi nel mondo, a piccole dosi.
E ho sorriso parecchio. Specie davanti alla birra fresca, il grembiule ancora allacciato, il temporale in arrivo e le polpettine croccanti di M, da dividere a metà.

sabato 10 maggio 2014

Recessi


Succede dell’uomo quel che dell’albero.
Quanto più egli tende all’alto, alla luce, 
con tanta maggior forza le sue radici tendono verso terra, 
in giù, nell’oscurità, nella profondità...
(Nietzsche)

E' una notte fredda di febbraio. Vien giù ghiacciato, tira aria da est.
Tetti e campi, strade e boschi li dividono. Ma sotto le medesime costellazioni riposano, raccolti nel sonno come i gatti. 
Lui ha quell'età in cui il viso si sgrezza, si lima, e perde un certo turgore rosa, grossolano. Dorme e sogna una bicicletta rossa; le dita della mano destra aperta sul cuscino, si muovono appena, come suonasse.
Lei è poca cosa ancora, un grammo di sostanza organica. Eppure galleggia e pulsa di tutto quello che sarà, in bozza: reni, ossa, piedi, occhi. Labbra.
Vien da sorridere a guardarli così. A pensare cosa verrà.
La Terra gira, si inabissa per metà, e apre le porte all'oscurità. Sogni, candele, stelle, carezze, sospiri, nascite, fantasmi.
La Terra gira, gira infinite volte, e arriva il giorno. Perfetto.

martedì 6 maggio 2014

Idiomi


La me puemo.
La mia piccola.


Il friulano è una lingua romanza. Difficile. Io non lo parlo, ho vissuto per troppo tempo a Trieste, ma lo capisco bene. La varietà che preferisco è quella di montagna, tutta dittonghi e morbidezze.
Non penso che i dialetti e le lingue minoritarie richiedano la salvaguardia dallo Stato, soprattutto se questo implica (come da noi accade) che a scuola manchino i fondi per pagare l'insegnante di educazione fisica e vengano poi finanziati faraonici progetti didattici sul recupero della lingua locale. Follia.
Ma al di là di questo, il friulano mi piace. Dice l'amore come un ricordo, una nostalgia, tira il filo azzurro di vendemmie, campanili, tigli. Scalza mi fa danzare una resijanka.
"Ancora", dico, "parlalo ancora". 

Tu sês une rosute.
Sei un fiore.

sabato 3 maggio 2014

Droga

Forse il Prosecco, e i dolci così buoni. O magari quella salita dal dislivello (per me) impensabile, tra faggi nuovi e vecchia neve, da sprofondare.
Fattostà che usciamo da casa di E. sorridendo, le gambe sciolte.
E' strano, stasera non sento il rumore dei miei pensieri, c'è solo un ronzio di calabrone, dico.
Tu ridi, perchè mi avevi avvertita: la montagna svuota, sgombra, passa la spugna. E crea dipendenza.
Ecco, se le benedette endorfine mi causano questo stato di grazia, io sono pronta. Datemi oggi la mia dose quotidiana.

La vita è così, stupisce

La vita è così, stupisce

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