Non saprei riconoscere una sonata di Chopin o apprezzare un assolo di Knopfler. Ma individuo la sigla di Lupin III dall'attacco della fisarmonica.
Non metto in sequenza i presidenti americani, ma potrei datare l'esordio del gioco dei fagioli con una certa precisione.
Ho una cultura pop.
Questo non significa che faccia mia tutta la spazzatura, che ingurgiti ogni cosa senza un filtro. Ma guardo senza imbarazzo Real Time mentre sbrigo una questione di lavoro via mail. Ascolto un pezzo di Lady Gaga mentre cerco la ricetta del tabulè. O gioco con un certo accanimento a Quizduello, che tanto concilia il sonno.
Il pop mi incuriosisce, mi attrae anche nelle sue accezioni più kitsch. Lo osservo curiosa, lo assaggio, ne getto gli scarti. Ho guardato tre puntate di "Uomini e donne", ancora agli albori: l'ho trovato così triste e meschino da causarmi una sorta di nausea. Ho letto un libro di Fabio Volo, mi è sembrato tanto insulso e mediocre da destinarlo alla carta straccia. Ma come dire, non ho preclusioni, mi va di poter dire "è una merda solenne" perchè ci sono andata abbastanza vicino da annusarla.
Si potrebbe eccepire che il tutto suona come una gran perdita di tempo. Invece no. Perchè se ho amato Saramago è anche grazie a Fabio Volo. E se mi garbano tanto Ang Lee o Van Dormael, posso dire un po' grazie a Gabriele. Muccino intendo.
Il gioco dei contrasti mi è sempre piaciuto: la bellezza si fa più splendente quando poggia sul fango. Che poi sia chiaro, non rinnego affatto il mio fango. Lo esploro con grande attenzione e spesso ne cavo dei buoni pezzi. Pezzi che a volte mi fanno la vita leggera, come quando ho ballato il Gangnam Style con i miei figli, ridendo a crepapelle. O quando con l'amica del cuore, seguace di X Factor, mi lancio in azzardati pronostici e vibranti sermoni a difesa del mio favorito. C'è da divertirsi un mondo.
Che pure alla sagra del paese, sulle note di una polketta dallo squallido tempo binario, farei due salti in compagnia. Tanto io sono pop, non ho nulla da perdere.







