Ho pensato che si può solo partire dal bello.
Basta disfare, destrutturare, smontare. Adesso ho bisogno di mettere su.
Così cerco e raccolgo schegge dolci, di caramello biondo.
L'altro giorno si chiacchierava in giardino, al centro estivo. Ritrovo negli occhi di una mia alunna la stessa paura bambina che ricordo così bene. Racconta, lucida. Non sa affrontare il sonno, lasciarsi scivolare lieve nella notte. Anch'io, come lei, alla stessa età.
Allora il giorno dopo la chiamo a casa. Il papà che risponde al telefono e poi me la passa, ride di questi nostri segreti.
"Ehi, dormito ieri sera?"
"Sì, proprio benissimo, senza neanche leggere".
La bambina che sono stata si volta, felice.
Nella casa di fronte abita una signora bionda: minuta, veloce, di mezza età. A volte è così bella da guardare che mi tiene lì, alla finestra.
Con i calzoncini corti e il cappellaccio, da lontano pare una ragazzina. Taglia l'erba, pota la siepe, rastrella, seduta a terra fa qualcosa che non so, forse sceglie dei semi.
Ci salutiamo con la mano, e torna alle sue cose.
Ho ritrovato mamma-albero, in una breve camminata solitaria. Non ero sola in verità, perché come dice lui, "porto sempre un altro paio di occhi".
L'ho guardata, accarezzata, ho poggiato la mia guancia alla sua scorza.







