Questo biglietto, scovato tra foto e ricordi, lo scrissi al compagno di mamma, attuale marito. Avevo più o meno quindici anni e gli raccomandavo un buon uso della nostra vita.
Siamo andati a Trieste, da troppo tempo non vedevo la mamma, e la nonna.
In ospizio l'aria era irrespirabile e ho di nuovo assistito all'angosciante sfilata dei vecchini accompagnati in bagno, prima di cena. Li piazzano in corridoio, e poi sul water uno alla volta, serialmente. Se per caso avevano bisogno mezz'ora prima, ciccia. Se al momento non hanno affatto bisogno, via lo stesso.
La nonna - camicetta bianca, collana di perle, golfino nero - se ne stava nei pressi dei finestroni e chiacchierava. Non so come, pare sfuggirle lo strazio intorno.
Ci ha fatto una gran festa, esibendoci come trofei.
Frasi rigeneranti del tipo: "finalmente un po' di gioventù", "buonasera signorina", o "arrivederci ragazzi", mi è dato di sentirle solo in occasioni come questa, e tesaurizzo.
Ha parlato, poi ha parlato. Infine ha parlato e parlato. Noi ascoltavamo senza interrompere e io, che conosco ogni sua storia, aggiungevo i dettagli persi, come in un gioco ad incastri. Lui attento, curioso, stupito da tanto brillante dire e ricordare.
Quando una delle inservienti si è avvicinata a ricordaci che era ora di cena, nonna ha chiesto cinque minuti supplementari. Partendo alla larga, ma non troppo, ci ha tenuto a definire alcune cose.
"Gioia è la nostra meraviglia", gli ha detto sorridendo, "e ci fa stare tutti bene. Tu mi sembri un bravo ragazzo, ma sappi che se non la tratterai come si merita, dovrai vedertela con me".
E io mi son detta che finché sono "nipote", oltre che "figlia", ci sarà sempre una bambina dai grandi occhi, dentro di me.
Ci ha fatto una gran festa, esibendoci come trofei.
Frasi rigeneranti del tipo: "finalmente un po' di gioventù", "buonasera signorina", o "arrivederci ragazzi", mi è dato di sentirle solo in occasioni come questa, e tesaurizzo.
Ha parlato, poi ha parlato. Infine ha parlato e parlato. Noi ascoltavamo senza interrompere e io, che conosco ogni sua storia, aggiungevo i dettagli persi, come in un gioco ad incastri. Lui attento, curioso, stupito da tanto brillante dire e ricordare.
Quando una delle inservienti si è avvicinata a ricordaci che era ora di cena, nonna ha chiesto cinque minuti supplementari. Partendo alla larga, ma non troppo, ci ha tenuto a definire alcune cose.
"Gioia è la nostra meraviglia", gli ha detto sorridendo, "e ci fa stare tutti bene. Tu mi sembri un bravo ragazzo, ma sappi che se non la tratterai come si merita, dovrai vedertela con me".
E io mi son detta che finché sono "nipote", oltre che "figlia", ci sarà sempre una bambina dai grandi occhi, dentro di me.






