Sono ad un corso.
Corso che volevo fare da tempo, due giorni full immersion.
Trenta partecipanti circa, tutta gente che bazzica nei servizi socio-assistenziali: psicologi, terapeuti, psicomotricisti, educatori.
Alla teoria si alterna la pratica, il lavoro di gruppo.
Capito in un insieme bello, misto, improbabile. Lei neolaureata, lui sessantenne, l'altra consulente aziendale con la giacchetta aggressiva. Ci si presenta nell'ordine, come da copione.
"Sono Gioia, educatrice, dal Friuli".
"Ciao, sono Francesca, psicologa lombarda".
Prendiamo nota dei nomi, che poi si sa, non restano in testa.
"Io sono Daniele: soffro di sindrome bipolare. La mia casa è tutta qui". E con gesto teatrale allarga le braccia.
Tiriamo su la testa, ma nessuno ha parole abbastanza leggere o abbastanza giuste.
Daniele faceva il broker in Toscana, aveva un grosso giro. Stava bene: bella moglie, bella casa, bella figlia. Poi un giorno si sente la morte addosso, e non sa perché.
In pochi anni brucia tutto, perde affetti, beni, risparmi.
Ora, consapevole che il suo tocco trasforma in merda ogni cosa e che nessun essere senziente potrà mai accompagnarlo nei suoi viaggi deliranti dall'abisso alle stelle, ha mollato ogni appiglio, troncato ogni radice. Vive, assieme ad un grosso e pacioso Golden Retriever in una casa su ruote.
Mi sorprende la sua capacità di leggere nelle persone, di dar peso e senso alle loro storie, di accogliere e anticipare le altrui paure. Mi sorprende venga da chi ha scelto di mutilare, anestetizzare, da chi si è imposto l'eutanasia del cuore.
Ci sono anime a cui è stato dato troppo. Un merdoso e inutile troppo sentire.





