Devo fare i conti adesso. Costi, ricavi, lordo, netto.
Non tornano mai. Quanto male ho raccolto? Quanto ne ho seminato? Quanto dovrò attraversarne, per pareggiare i conti?
L'altro giorno un amico mi scrive "tutto il bene che dai, anche se non sai in che forma e quando, tornerà a te".
Vale anche per il male, per il dolore?
Ad un certo punto della mia vita, ho capito che tutto quello che pensavo immutabile, certo, solido, si poteva portar via, con una passata di straccio. Niente più "per sempre". Aprivo la porta su un mondo spurio, crudo: omissioni, silenzi, paura, bugie.
A volte penso che dovrei ringraziare, benedire quel momento. Perchè non puoi vivere sottovetro, perchè noi siamo bene, male, luce, buio. E prima ci è chiaro, meglio è.
Ho fatto di tutto per ripristinare il sistema, per tappare la falla. Volevo intensamente e con tutte le mie forze tornare sotto le coperte. Ma quando vedi fuori, l'orrore e la meraviglia, il brulicare frenetico, le esplosioni e i buchi neri, la coperta tira. Non ti basta più.
Ho finito per arrendermi e ammettere la mia pochezza, i miei umani limiti: mi sono esposta, pelle e cuore. Più intera, di sicuro, ma di vetro.
E allora anch'io ho omesso, mentito, nascosto. Tradito. Letto rabbia e dolore su un volto che ormai, confondevo con il mio.
Potevo fare altrimenti? No, in quel momento.
E adesso, adesso che sono di vetro e lava, potrei ripetermi? Meschina e ipocrita mai più. Tocca provare, infilare, indossare, per scegliere di scucire e dismettere.
Sarà anche abusata, lisa e vuota la parola "verità", ma quando provo a seminarla mi bracca cattiva, e morde semza pietà.
