Che io sia affetta dal morbo jealousy è cosa nota. Sono proprio nata col virus, che al tempo se ne stava annidato nella minuscola cassa toracica, inattivo. Perchè è proprio quello il quartier generale di jealousy, il luogo segreto da cui scocca dardi incandescenti: lo spazio fra lo sterno e la quinta vertebra toracica.
C'è voluto poco affinchè il patogeno si facesse virulento. Un bel giorno d'estate, mentre leccavo un gelato seduta sul mio passeggino con le gambe a ciondoloni, colsi lo sguardo della mia mamma rivolgersi ammirato verso un essere perfetto. Vestitino stirato, scarpette lustre, scriminatura inappuntabile. La bionda dea dei fiori ricambiò lo sguardo di mamma con un sorriso bianco e luminoso, poi proseguì nell'aureo incedere.
Scoprii quel giorno che jealousy possiede artigli acuminati e zanne potenti, che sa infliggere ferite laceranti e profonde. Ferite con la tendenza a cronicizzare, nel caso in cui le cure non risultino massimamente tempestive ed efficaci.
Ora, vivere con jealousy in corpo non è una passeggiata (e potrei mordere chi viene a dirmi che jealousy non esiste, che è un insano riflesso delle umane paure, o un'emozione sopravvalutata e primordiale), ma come tutti gli inguaribili, ho imparato ad averne il - parziale - controllo.
Riconosco i segni che ne annunciano gli accessi, provo a visualizzarla come una palla scura dentro di me (tu non sei la tua gelosia, cretina!) e mi impongo contegno nelle parole e nei gesti (magari mi verrebbe da dire "quella sciacquetta dalle cosce grosse poteva anche chiudere il suo forno se doveva dire una tale fila di stronzate", accompagnando la frase con un dito medio alzato all'altezza della faccia, invece taccio e sorrido). Anche se potrebbe sembrare liberatorio e catartico abbandonarsi alla paurosa sintomatologia che jealousy determina, tocca stare molto in guardia. Perchè la bastarda ti prende la mano, ecco.
Tutto questo pippone di preambolo, per riportare un singolare dialogo.
Io: Sai, qualche volta quando vai in montagna con la bici, mi dico che magari troverai una brava come te, pure gnocca. Mi immagino che lei ti si affianchi, muscolosa e molto in forma, esclamando "che strepitosa bicicletta", stuzzicando così il tuo orgoglio di atleta e possessore di meravigliosa/sudatissima bicicletta.
Ecco, penso che arrivati in cima farete una pausa insieme, bevendo avidamente dalle vostre borracce degli accattivanti integratori colorati e che lei in quel momento ti passerà il suo numero di telefono...
Lui: Sia chiaro che me, nessuna mi affianca. E se anche mi affianca le faccio vedere io chi mangia la polvere.
Ecco, psicologia femminile vs psicologia maschile. C'ho ancora molto da imparare.






